SATYRICON                                                              di Giorgio Maulucci 

Animal B

Metti una sera, la Brambilla, a 81/2. Penosa con i “suoi” animali. Strepitoso, invece, Pennacchi, con l’assalto delle zanzare e dei bacarozzi! Ma loro -Berlusconi e company- chi credono di coglionare con la favola animalista? Per un voto anche la zanzara non va uccisa ?! Mi aspetterei, di qui a non molto, di vedere Renzi in versione Tarzan volteggiare con la fune sul bestiario italo-politico e lanciare italici cocci anziché noci di cocco. E Pennacchi, da una amaca, sibilare: ” Anvedi che fico, lui sì ch’ha capito come se fa pe salvà l’Italia dagli animali”! E lei, Lilì Perbén, classica barboncina di lusso, squittire ad ogni stronzata (Travaglio e travagliati), ammutolire alle repliche serie (Cacciari e consimili).

A PIEDI STORTI NEL PARCO

E il Parco Mussolini a Latina? Se continua così, là gli animali ci faranno la cuccia e il nido! Storia oscura quella “raccontata” dal Sindaco. Personalmente, mi espressi contro fin dalla prima decisione per l’intitolazione (amministrazione Finestra), inutile precisare i motivi talmente sono ovvi e scontati. L’intitolazione ai due benemeriti magistrati Falcone-Borsellino di cui si parla oggi (amministrazione Coletta), non servirebbe comunque ad arginare la mafiosità di questa città, sarebbe solo un segnale simbolico ma affatto astorico a livello locale. Giusta, invece, l’idea di un MEMORIALE lanciata nell’interessante incontro tenutosi nella sala De Pasquale del Comune (25 maggio), presieduto dal Sindaco, promosso da Centro Studi A.Tomassini (AM Tomassini) Associazione Proteo (P.Cardoni), Casa Architettura (P. Cefaly) sul tema “I giardini per la pace”, coprotagonisti gli studenti del Liceo Artistico (Prof.ssa Giliberti) con disegni e progetti per una fontana verso il punto estremo del parco. Un Memoriale per una testimonianza “aperta”, in progress come contraltare del monumento ai caduti dell’architetto O. Frezotti concepito secondo lo stile celebrativo fascista. La proposta: intitolare un’area del parco al 25 Maggio 1944, liberazione di Latina. Questa sì che è una cosa seria, una “liberazione” di nome (Littoria) e di fatto (fascismo). Controproposta (personale): sostituire la denominazione attuale “Arnaldo Mussolini” (“Carneade, chi era costui?”) con “Parco 25 maggio”: un altro respiro, un respiro storico. Bando, dunque, alla stronzata di ripristinare il nome di Littoria che suona, oramai, né fascista nè ideologico, semplicemente antistorico. E. Drudi, nel suo intervento, ha confermato quanto fu dichiarato da parte nostra a chi, non molto tempo fa, in piazza del Popolo, interpellava i passanti circa il ripristino del nome d’origine: proposta insensata poiché il nome Latina, sul versante storico quello dell’onomastica o etimologico, evoca il Latium (vetus o novus) dunque le paludi pontine preesistenti alla bonifica etc. laddove Littoria i fasti dell’impero cesariano. La deduzione è automatica.

INTRAMONTABILE GRAMSCI

L’instancabile Thomas Woman (AM. Tomassini) e Centro Studi, sabato 27 Maggio, ha proposto l’ultimo libro di Giuseppe Vacca sulle “Modernità” del Novecento e di Antonio Gramsci (Saletta teatro), presente l’autore presentato dall’Avv. G. Malinconico (presidente CentroSt.), la Tomassini, Stefano Mangullo. A 80 anni dalla morte di Gramsci (1937) il suo pensiero e la sua opera sono stati illuminati dalle acute riflessioni del prof. Vacca, dagli stimolanti interventi dei numerosi alunni ed altri presenti. Gramsci, oggi, è ancora più vivo ed attuale di allora, purtroppo, ancora “assente” nell’immaginario collettivo degli italiani -in modo assoluto dei politici, specie del PD- a differenza dell’Europa e del mondo dove è stato tradotto a tempesta. Continua ad essere ingiustificatamente assente nella scuola, specie nella “letteratura italiana”, secondo un’atavica tradizione incentrata sulle icone dei grandi pur sempre innocue e rassicuranti, valide a garantire una “letteratura”, nel bene e nel male, crocianamente (astrattamente) intesa cioè idealizzata. Con la differenza che Gramsci conosceva bene Croce e lo apprezzava pur non condividendone l’impostazione di pensiero mentre la media dei docenti di Italiano lo ignora o finge di ignorarlo pur se presente nel loro DNA. Basterebbe soltanto che costoro metabolizzassero il concetto e l’idea gramsciana di “fantasia concreta” unitamente a quello di “letteratura e vita nazionale”. Nota a margine: nella storia degli esami di maturità, una sola volta (anni ’70) fu proposto Gramsci tra le tracce del tema di Italiano, una delle sue ultime Lettere dal carcere al figlio Delio (non datata), sul valore ed importanza della storia. Per i miei alunni fu una fortunata occasione (mia collega di corso, la prof.ssa A.M. Tomassini, Storia e Filosofia). Evidentemente al Ministero, dissi allora, qualcuno, fu colto da insana fantasia.

 

 

POSTILLA AMARA

Nell’articolo recentemente pubblicato (Satura lanx- Piatto assortito) ho inteso ribadire o ricordare a chi mi legge il mio istinto profetico sulle incredibili sorti indecentemente regressive (il senso dell’ironico e polemico verso leopardiano circa le “magnifiche sorti e progressive” dell’Italia romantica) di questo assurdo paese. In primis, all’ inno di gioia al sistema elettorale tedesco riguardo al quale dichiarai subito il mio deciso scetticismo essendo gli italiani adusi e maestri a ben altro “sistema”, quello della schedina del totocalcio etc. Quanto alla conclamata inaffidabilità dei penta stellati ripetutamente asserita da persone-intellettuali assai affidabili a seguito delle ben note e clamorose fratture e varie frantumazioni; associandomi alla saporita battuta di Sgarbi che li ha paragonati ad un albergo (sic), sono stato ancor più severo tacciandoli di pericolo nazionale, di grossolana fattura e natura nonché di crassa ignoranza o incompetenza. Auspicando che tonfino come i brexisti inglesi e lepenisti francesi. Alla notizia della loro enorme cappellata (Brexit), non esitai a dichiarare che gli Inglesi, rispetto ai tedeschi, presumono di essere superiori se non per l’unica eccezione del geniale bardo il quale scrivendo il “Sogno di una notte di mezza estate”, non preconizzava davvero la Brexit. La legge elettorale non è soltanto una vicenda ed uno spettacolo indecoroso e melmoso ma, decisamente, è la peggiore fotografia di un paese decaduto e deceduto. Di una classe politica anoressica ed irresponsabile al cui confronto l’impolitico Dante fu un genio: sapeva che l’Italia era un bordello, d’accordo, e per questo tentò di individuare almeno la cura. Infatti, pur intuendo che della Germania non ci si poteva fidare ciononostante si illuse che il medico potesse essere un tedesco, Arrigo VII di Lussemburgo. Si sbagliava e questa fu la sua utopia. Oggi siamo ancora a quel livello: ci si affanna a trovare il medico che, però, non si trova incapace come è la classe politica di individuare (e prescrivere) la cura disperdendosi tra inefficaci o insidiose cure omeopatiche e insensate, millantate difese “vaccinarie; riducendo pertanto la salute e la cosa pubblica ad una “vucciria”.Così permanendo la “commedia” –farsesca e non dantesca-, onestamente osservando, Gentiloni dimostra di avere il dono del’ “paladin cortese”, se si vuole del “gentil stil novo” rispetto all’ignobile stile dell’urlante Bestione, del bolso Porcellone ed i suoi Porcellini (1,2,3…) insieme a tutta la “compagnia malvagia e scempia”. Renzi, da par suo, lo stile del “ghibellin fuggiasco”. Se così proseguirà, presto l’Italia di nero si tingerà (!)

                                                                                                                                         (gmaul)
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