A Peter Higgs il Premio Nobel per la Fisica

Nei primi giorni del mese di luglio 2012 fu ufficializzata la scoperta del bosone di Higgs, meglio conosciuto come ”particella di Dio”, in collegamento con il Congresso Internazionale della Fisica delle Particelle che si teneva in quel periodo a Melbourne. Al Cern di Ginevra, infatti, i fisici italiani Fabiola Gianotti, a capo del rivelatore Atlas, e Joseph Incandela direttore del Cms, una specie di “macchina fotografica” delle particelle elementari, hanno colto mediante questi due rivelatori, indipendentemente l’un l’altro con risultati che coincidono sia qualitativamente che quantitativamente, il bosone di Higgs, la diciassettesima particella elementare. L’esistenza di questo bosone era stata teorizzata o meglio calcolata dal fisico scozzese Peter Higgs già nel 1964, secondo cui questa particella, dotata di massa propria, conferisce massa alle altre particelle subatomiche. Il bosone sta alla base del “Modello standard – MS (la cui formulazione risale al 2006) che, come già detto, descrive le particelle che costituiscono la materia e le forze che agiscono su di esse. Questo modello era stato confermato sperimentalmente in tutto ciò che era stata teorizzato tranne che nell’esistenza del bosone di Higgs. Il bosone nel nucleo degli atomi limita le interazioni deboli mentre lascia spazio alle interazioni elettromagnetiche e permette di spiegare il motivo per cui le particelle elementari abbiano tra di esse masse diverse. In definitiva, se non ci fosse “il bosone di Higgs non ci sarebbe la chimica” o meglio non ci sarebbe la grande varietà di elementi esistenti nell’Universo e quindi non potrebbe esserci la vita. Per questa eccezionale scoperta teorica al prof. Peter Higgs è stato conferito meritatamente il Premio Nobel per la Fisica.

Di questo ne ha parlato a Latina, il 10 febbraio 2012, nell’accogliente Caffè Ipazia del Liceo Grassi, il professor Mazzitelli, dirigente dell’Istituto di Ricerca di Astrofisica Spaziale del CNR di Frascati che, per circa un’ora e mezza, ininterrottamente, ad un folto pubblico che è rimasto ad ascoltarlo, per tutto il tempo della conferenza, inchiodato sulle sedie. Mazzitelli si è rivelato un bravissimo conferenziere ma anche un divulgatore scientifico apprezzabile e di grande levatura, in quanto pur avendo affrontato un argomento che richiede conoscenze matematiche e fisiche di un certo livello, e quindi ostico alla maggior parte del pubblico, ha usato un linguaggio, a volte ironico a volte scherzoso, accompagnato da metafore ed analogie tale da risultare comprensibile a tutti. Il prof. Mazzitelli aveva iniziato il suo discorso accennando al “colabrodo di precisione” (che consente previsioni fino alla dodicesima cifra decimale, ± 0,000.000.000.001, quindi con una precisione grandissima) le cui basi sono state poste intorno al 1930 e la cui struttura è stata completata tra il 1970 e il 1980. Ma ne ha parlato anche il nostro prof. Enzo Bonacci il 19 aprile 2013 al Second Roma Workshop on Past and Present Perception of Science – A century of research on cosmic rays and future perspective presso l’università di RomaTre.

Francesco Giuliano

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