ALLA SCOPERTA DELL’ESPRESSIONISMO

 L’espressionismo è il termine con il quale si indica, in senso lato, tutta l’arte la cui sorgente è l’esperienza emozionale e spirituale della realtà e i cui mezzi consistono nella forte accentuazione cromatica e nella incisività del segno.

In senso storico il termine indica diverse correnti culturali manifestatesi in Europa nei primi anni del secolo in vari campi artistici: letteratura, musica, teatro, cinema, arti figurative, scenografia.

In ambito figurativo esso trovò le sue premesse nella pittura di E. Munch, J. Ensor, V. Van Gogh, P. Gauguin; ebbe rappresentanti in Belgio e nei Paesi Bassi quali C. Permeke, G. de Smet, J. Toorop, H. Werkmann ecc., che variamente di collegarono a quei maestri, pur interpretandone i modi con originalità; e si manifestò anche in Francia nelle opere di H. Matisse e dei fauves, di R. Delaunay, P. Picasso, G. Rouault, nonché di C. Soutine. J. Pascine, M. Chagall, F. Kupka.

Solo incidentalmente e marginalmente l’espressionismo si manifestò in Italia con U. Boccioni (intorno al 1908-1909), L. Viani e G. Rossi.

L’ humus più favorevole al germinare e allo svilupparsi dell’espressionismo risultò senza dubbio quello della tradizione tedesca, che aveva prodotto il romanticismo dello Sturm und Drang e, più recentemente, interpretazione intensamente emotive di impressionismo e post-impressionismo francesi (per esemio con L. Corinth).

Una piena realizzazione dell’espressionismo giunse solo con il gruppo Die Brucke, costituitosi a Dresda nel 1905 e dal 1911 a Berlino, dove si sciolse nel 1913. I suoi espoenti elaborarono in forme originali diverse sollecitazionii stilistiche, sia rilevate per esperienza diretta delle opere dei neo-impressionisti, di V. Van Gogh, di E. Munch, di G. Seurat, di G. Klimt, sia derivate da suggestioni dello stile romano e gotico, della plastica africana e del folklore.

Mossi dall’intento di recuperare una semplicità primitiva, trovarono i loro temi dapprima nella “naturalità” (del paesaggio e degli uomini), poi affrontarono contenuti legati alla realtà urbana.

Bollate dai nazisti come arte “degenerata” nei secondi anni trenta, le opere degli espressionisti cosiì come altri artisti d’avanguardia operanti in Germania, vennero messi al bando e in parte distrutte e vedute all’asta fuori dal paese; molti artisti furono costretti a emigrare sia in altri paese d’Europa (anche in Italia) sia negli Stati Uniti.

In Italia si ispirarono almeno in parte all’espressionismo due movimenti artistici che negli anni tra le due guerre si distinguevano dalle maniere artistiche dominanti: La Scuola romana, formatasi intorno al 1927 (Scipione, M. Mafai, A. Raphael Mafai, M. Mazzacurati e poi R. Melli, G. Capogrossi, R. Guttuso, Afro, Mirko, P. Fazzini), e il gruppo di Corrente, costituitosi nel 1938 a Milano (R. Birolli, A. Sassu, R. Guttuso, E. Treccani, G. Mignieco, B. Cassinari).

In ambito architettonico, elementi tipici dell’espressionismo furono lo spirito antiaccademico, l’abbandono dei criteri di proporzionalità, la predilezione per le linee curve e dinamiche e forme biomorfiche tese a esaltare il valore di sintesi plastica dell’organismo architettonico, l’accostamento provocatorio del materiale e dei colori è una forma di profetico utopismo che trovò espressione in vari progetti fantastici.

 

Guidi Guglielmo

Storico d’arte.

 

Condividi articolo