“Blood” di Nick Murphy un triller che indaga sulla psiche umana

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di Francesco Giuliano

L’acqua, l’arché, il principio di tutte le cose secondo Talete, è anche il principio di questo film di Nick Murphy, dove la sua trasparenza fa vedere un grosso ciottolo con un foro che, dopo averlo tratto, suggella la solidarietà tra due fratelli ancora infanti, Joe e Chrissie Fairburn (rispettivamente Paul Bettany e Stephen Graham), anzi sancisce la dipendenza indiscussa di Chrissie, dal carattere debole e insicuro, dal fratello Joe impulsivo e prepotente. Ambedue da grandi sono diventati poliziotti dello stesso dipartimento di polizia seguendo le orme del padre Lenny (Brian Cox), poliziotto dal carattere onesto e autoritario, quando ancora era in servizio, ma che ora manifesta segni di demenza senile irreversibile. L’incipit del film, che è stato paragonato per la sua peculiarità dall’Hollywood Reporter al film “Mistic River” (2003) di Clinti Eastwood, è il ritrovamento di una ragazza morta, Angela, compagna di scuola di Miriam Fairburn (Naomi Battrick) figlia di Joe, uccisa con dodici pugnalate. La comunità che vuole la cattura del colpevole pressa sulla polizia come il vento costante che spira in quell’isola e che preme sulle persone. Jason Buliegh (Ben Crompton), un pregiudicato dai trascorsi violenti  e turbolenti, viene indagato e arrestato, ma a causa di mancanza di prove viene subito dopo liberato. Da questo momento il film assume il carattere di un triller dai connotati particolari e insoliti, sui generis, cioè avulso dalla normale indagine poliziesca caratteristica di film dello stesso genere. Un triller da mozzafiato, sconvolgente, imprevedibile nei risvolti che cerca di indagare sulla psiche umana, che scava nell’animo di ogni uomo, che scende nei meandri della personalità umana e dei fattori che l’hanno modellata, che investiga sui sensi di colpa, sui rancori latenti del passato che orientano i comportamenti individuali irreversibilmente. Per tutto questo, il film, una metafora del comportamento umano, utilizza la vena poliziesca come strumento e non come fine e descrive l’angoscia e il disagio dell’individuo che, per impulsività e per perdita momentanea della ragionevolezza, commette un grave fallo che non gli permette di tornare sui suoi passi trovandosi solo come in un tunnel senza via di scampo. “Faber est suae quisque fortunae” la locuzione dello storico romano Sallustio, secondo cui ognuno è artefice del proprio destino, è infatti il tema attorno a cui ruota tutto il film. Un crimine commesso in un attimo di ira invereconda diventa la spada di Damocle di colui che lo ha commesso e che tenta di sfuggire da esso. La sua coscienza sporca emerge violentemente e prepotentemente. Gli errori commessi rimangono indelebili nella mente e “lasciano il segno come una macchia di sangue”.

Il film traccia anche le linee che mettono in evidenza la dipendenza di Chrissie da Joe, più per plagio che per affetto, e il suo superamento di tutto questo rimettendo il ciottolo con il buco nelle mani del fratello Joe.

L’ambiente scelto, luoghi dell’infanzia del regista Nick Murphy, è un’isola che si può raggiungere quando la marea è bassa ed essa metaforicamente rappresenta l’uomo che nella sua solitudine entra in lotta con la sua coscienza che viene a galla.

I movimenti di luce, i paesaggi aperti, suggestivi e desolati al tempo stesso, descrivono magnificamente i fatti tracciati nel film. Le musiche scelte calzano magnificamente il susseguirsi delle azioni e concorrono al coinvolgimento dello spettatore che rimane con il fiato sospeso sino all’ultima scena del film.

Il regista è stato molto bravo, dopo il film “1921 – Il mistero di Rookford”, perché è riuscito a tirare fuori dagli attori, tutti bravi e consolidati talenti, il meglio di loro stessi: Paul Bettany (Legion, Il codice da Vinci), Mark Strong (La talpa, Lanterna verde), Brian Cox (L’alba del pianeta delle scimmie, The Bourne Supremacy), Stephen Graham (La talpa, Nemico pubblico).

Il film sarà proiettato nella sale a partire dal prossimo 27 giugno.

Francesco Giuliano
The water, the arche, the principle of all things according to Thales, is also the principle of this film by Nick Murphy, where its transparency shows a large stone with a hole, after stretch, seals the solidarity between two brothers still infants, Joe and Chrissie Fairburn (respectively, Paul Bettany and Stephen Graham), and further establishes the dependence of undisputed Chrissie, insecure and weak character, his brother Joe impulsive and bossy. Both large have become policemen of the same police department following in the footsteps of his father Lenny (Brian Cox), a police officer from the honest character and authoritarian when it was still in service, but now shows signs of irreversible dementia. The beginning of the film, which has been compared to its peculiarity Hollywood Reporter the movie “Mystic River” (2003) by Clinti Eastwood, is the discovery of a dead girl, Angela, a school friend of Miriam Fairburn (Naomi Battrick ) daughter of Joe, who was killed with twelve stab wounds. The community that wants to catch the culprit press on the police as the constant wind that blows in that island and pressing on people. Jason Buliegh (Ben Crompton), affected by a history of violence and turmoil, is investigated and arrested, but due to lack of evidence is immediately released. From this point the film takes on the character of a thriller connotations special and unusual, sui generis, that is far removed from the normal police investigation feature film of the same kind. A thriller from stunning, shocking, unpredictable implications in trying to investigate the human psyche, digging in the soul of every man, coming down in the depths of the human personality and the factors that shaped it, who investigate guilt, the latent resentments of the past that guide individual behavior irreversibly. For all this, the film, a metaphor of human behavior, uses the vein police as a tool and not as an end and describes the anguish and distress of the individual who, for impulsivity and momentary loss of reason, commits a serious foul that not allowing him to retrace his steps being just as in a tunnel with no way out. “Faber est suae quisque fortunae” the expression of the Roman historian Sallust, according to which everyone is master of its own destiny, is the theme around which the entire film. A crime committed in a moment of anger shameless becomes the sword of Damocles of the person who committed it and trying to escape from it. His guilty conscience emerges violently and forcefully. The errors remain indelible in the mind and “leave their mark like a bloodstain.”
The film also traces the lines that highlight the dependence of Chrissie by Joe, most of plagiarism that for affection, and his passing all this by putting the pebble with a hole in the hands of his brother Joe.
The environment chosen places of childhood director Nick Murphy, is an island that can be reached when the tide is low, and metaphorically it is the man who in his loneliness comes into the fight with his conscience that comes to the surface.
The movements of light, the open landscapes, beautiful and desolate at the same time, beautifully describe the events tracked in the film. The music choices fit beautifully the sequence of actions and contribute to the involvement of the spectator who remains in suspense until the last scene of the film.
The director was very good, after the movie “1921 – The mystery of Rookford”, because he managed to pull out by the actors, all good and established talent, the best of themselves: Paul Bettany (Legion, The Da Vinci Code) , Mark Strong (Tinker Tailor Soldier Spy, Green Lantern), Brian Cox (Rise of the Planet of the Apes, The Bourne Supremacy), Stephen Graham (Tinker Tailor Soldier Spy, Public Enemies).
The film will be screened in theaters starting from next June 27.

 

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