I referendum in lombardo-veneto e i no desaparecidos


I due commenti contrapposti rispetto ai due referendum in Lombardia e Veneto si possono così riassumere: a) posizione contro : miliardi buttati al vento per esiti inesistenti con vie da percorrere sancite costituzionalmente e perseguite da altre regioni come l’Emilia-Romagna; b) posizione a favore: richiedere il conforto popolare necessario a dare forza alla richiesta al Governo ed al Parlamento nazionali di nuove competenze e (opportuno sottolineare) relative risorse aggiuntive, pallida eco della richiesta della Padania di un tempo “La ricchezza che produciamo deve essere reinvestita in loco”. Quali le ragioni vere di questo revival forzista vecchia maniera, istanza con vista sulle prossime elezioni politiche e regionali? La ragione prima fondamentale è che nelle due regioni più importanti a guida leghista occorre tamponare le possibili conseguenze della svolta politica del Segretario nazionale Salvini che ha optato per una dimensione nazionale della Lega che sappia diventare interlocutrice delle forze di destra europee ed internazionali oltre che candidarsi ad una parte cospicua della prossima eredità berlusconiana, peraltro proponendosi come guida del centrodestra se si conferma il trend prevalente nei sondaggi della Lega su FI. I due Presidenti regionali temono che questa nuova strategia intacchi la fedeltà dell’elettorato del nord oltre che proporsi come alleati affidabili di FI qualora la dimensione nazionale di Salvini dovesse risolversi in un flop come si augura un indomito ancorché disarcionato Bossi. Una mossa ad uso interno della Lega e di tutto il centrodestra in previsione di nuovi equilibri e di nuovi aspiranti leader. Inutile dire che in tutto il centrodestra ci sono ferme smentite che i referendum promossi abbiano niente a che vedere con quello secessionista della Catalogna ma è sempre vero il vecchio detto :” In politica mai dire mai ed ancora l’appetito vien mangiando!” Unica voce discordante nel centrodestra la Meloni che in nome della patria italiana si dissocia, peraltro con poco seguito in loco, con il chiaro intento di confermare la sua quota di elettorato specie nel centro sud. La vera sorpresa di questa vigilia elettorale referendaria è la scomparsa dei “No” veri e propri desaparecidos! Fuori dai proponenti le forze politiche principali si destreggiano non volendo lasciare ad altri la bandiera delle rivendicazioni regionaliste specie dopo lo scampato pericolo di un riequilibrio delle competenze tra Stato e Regioni, parte integrante del referendum bocciato. Berlusconi impegnato a tenere unito il centrodestra per le prossime politiche finirà per schierarsi per il sì di pura facciata temendo l’effetto di trascinamento sulle politiche di un forte successo della Lega mentre il PD balbetta nell’assenza dell’unica proposta seria di una contestuale serrata contestazione del neocentralismo regionale, grossa remora che può far rimpiangere il tanto vituperato centralismo nazionale. I no desparesidos si rifuggiranno nell’astensione, nelle schede bianche e nulle con quest’ultime essenziali nel Veneto per raggiungere il 50%,1 richiesto per la validità del referendum consultivo. Ultima considerazione che coinvolge la nuova Europa da costruire per competere con le nuove superpotenze internazionali, quali sono negli stati nazionali e nella UE i bilanciamenti possibili per consentire la sopravvivenza delle piccole patrie. Non è un caso, anche se appare oggi una linea di fuga dalle proprie responsabilità costituzionali, l’appello degli indipendentisti catalani all’Europa proclamando la loro fedeltà europea contro i supposti arbitrii di una patria-matrigna. Come non pensare al velleitario disegno dell’impero Europa e ad pulviscolo di stati che le ruotano intorno?Con i rigurgiti sovranisti in agguato un autentico suicidio dell’Europa prima e delle piccole patrie poi!

 

 

 

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