I verbi di Dio

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Il sogno di Dio è li dove non c’è paura, non c’è ansietà, non c’è senso di terrore                                                                 per forze sconosciute che minacciano l’uomo, ma c’è pace, fiducia, abbandono.

L’autore del libro, I verbi di Dio (Edizioni Terra Santa) Carlo Maria Marini, pastore di anime, sacerdote, vescovo, cardinale attento ai bisogni della società, maestro ha saputo leggere la Bibbia, in modo tale che essa parlasse agli uomini e alle donne di oggi e li aprisse al futuro. Una figura di alto profilo spirituale, un biblista di fama mondiale, una guida luminosa ed illuminante che abbiamo seguito nei suoi numerosi scritti fin dal primo momento in cui abbiamo scoperto la forza e la profondità della sua grandezza d’animo e della sua spiritualità.                                          Papa Francesco ha scritto che «Carlo Maria Martini è stato uomo di acuta sensibilità e intelligenza, di elevata levatura spirituale e di smisurata cultura biblica che «ha spinto il suo sguardo oltre i confini consolidati, favorendo una Chiesa missionaria “in uscita” e non chiusa in se stessa, facendo emergere il messaggio universale del Vangelo, portatore di luce e di ispirazione per tutte le persone».

Questo interessante volume, suddiviso in sei capitoli, il cui tema principale su I verbi di Dio, raccoglie le riflessioni e le meditazioni espresse dal cardinale durante gli esercizi spirituali tenuti, per i sacerdoti della diocesi di Milano, nell’anno 2007 a Kiryat Yearim, in Israele, in Terra Santa, in un luogo particolare dove «il cielo ha toccato la terra, l’eternità ha abbracciato il tempo», dove sono avvenuti gli eventi religiosi più straordinari che hanno modificato la storia dell’umanità. Sottotitolo del testo è Riflessioni sui miracoli di Gesù e sul sogno di un’esistenza alternativa. I verbi di Dio e i miracoli di Gesù rappresentano, infatti, il sogno di Dio.

Il primo verbo, che costituisce anche il capitolo iniziale del libro, è creare che sottolinea l’azione creativa di Dio. Attraverso la lectio divina, la meditatio e la contemplatio, partendo dal testo di Isaia (45), dalla struttura dei brani proposti, dalle parole chiave e dall’idea centrale, l’autore si sofferma sulla “signoria di Dio” creatore, sul fatto che tutto (luce, tenebre, cielo, nubi, terra, mari, bene, giustizia, uomo…) ha origine da lui e che occorre tener presente le conseguenze antropologiche e sociologiche che portano all’obbedienza, alla riverenza, all’adorazione e all’accettazione del primato di Dio e di conseguenza a ringraziarlo e a benedirlo per la sua azione creatrice, per aver donato all’uomo la vita, per aver dato un mondo vivibile da conservare e proteggere dal punto di vista ecologico. Il sogno di Dio è quello di affidare all’uomo un mondo dove regni l’uguaglianza,  senza che ci «siano poveri schiacciati e ricchi sfrontati», oppure uomini «prepotenti che schiacciano altri». L’autore si pone delle domande: Che cosa dovrà fare l’uomo per rendere più abitabile questo mondo per sé e per gli altri? E Dove regni ordine, pulizia onestà e autenticità?

La prima riflessione riguarda i verbi riferiti al Dio creatore soprattutto all’azione creativa di Dio stesso che agisce e si muove nel Nuovo Testamento. La forza creativa di Dio si manifesta nell’apertura degli occhi ai ciechi, nello schiudere gli orecchi dei sordi, nel grido di gioia del muto che riprende a parlare, nella liberazione dell’indemoniato che camminava nudo e incatenato tra le tombe. Altro episodio, che mette in risalto l’azione e la forza creativa divina, è riscontrabile nella “tempesta sedata” che indica la vittoria di Dio sulle forze del caos, sulle forze brute e oscure della natura.

Il secondo verbo riguarda il promettere, tema che viene esaminato riflettendo su alcuni testi riguardanti l’Antico e il Nuovo Testamento. Infatti Dio, nel libro della Genesi attraverso un complesso intreccio di racconti, promette ad Abramo e all’intera umanità di essere loro vicino in quanto «diventa parte della storia dell’uomo», legando il suo destino a quello dell’uomo. E Dio educa l’uomo ad avere totalmente fiducia in lui, ad abbandonarsi alla sua volontà, ad affidarsi a lui, a rischiare e a confidare in lui e nella sua promessa. Gesù dice: «chi non perde la propria vita non la troverà, chi guadagna la propria vita la perderà per la vita eterna» (Mt 19,39). L’uomo è chiamato a vivere di speranza per quello che non vede e aver fiducia nella promessa di Dio.                Attraverso la promessa, strettamente legata all’alleanza, l’uomo è messo in rapporto con il suo futuro soprattutto nel Nuovo Testamento, dove Gesù promette al buon ladrone di essere con lui in paradiso e ai discepoli di avere la vita eterna, dopo la sua morte. Gesù stesso è la promessa, la speranza senza la quale non è possibile progredire e guardare al futuro del mondo e dell’uomo.

Il terzo verbo dell’operare di Dio è liberare che implica la dimensione del perdono. L’azione liberatrice di Dio, da cui è nata la Teologia della liberazione, presuppone che la vita umana, continuamente minacciata dal male, è concepita come una vita di contrasto e di lotta per liberare gli oppressi, i diseredati e tutti coloro che hanno bisogno di aiuto. Per il cardinale molti sono i testi della Bibbia che parlano dell’azione liberante di Dio. Nel libro dell’Esodo molteplici sono le espressioni che riguardano l’azione di liberazione di Dio, guerriero, vittorioso e liberante capace di sostenere il popolo di Israele in difficoltà. Anche nel Nuovo Testamento è possibile rintracciare testi che testimoniano l’azione liberante di Gesù verso gli uomini/donne soggetti alle forze e al potere del male, alle sofferenze fisiche o psichiche, come l’indemoniato nel paese dei Gerasèni (Mc5,1-17) e la donna inferma (Lc 13,10-13). Il Dio liberante si oppone a ogni forma di oppressione e di schiavitù e invita ogni uomo o donna a liberarsene.

Altro verbo sui cui l’autore si sofferma a riflettere è comandare. Il Dio che comanda è un tema complesso, delicato e difficile, apparentemente in antitesi con quello della libertà. Nell’Antico Testamento numerosi sono i comandamenti che si riscontrano in diversi libri (Esodo, Salmi, Levitico). I comandi, le leggi e i precetti di Dio sono regole di vita e hanno lo scopo di regolare i rapporti tra le persone e di provvedere al benessere della comunità. Le leggi hanno un valore comunitario e sono strettamente legate alla giustizia, all’equità e all’uguaglianza, al rispetto tra gli uomini, alla loro dignità per poter stare bene insieme, regolare la vita di ogni giorno e vivere in piena libertà. Le leggi di Dio, i suoi comandamenti sono «garanzia di una vita vivibile».

Proseguendo il percorso di meditazione il cardinale Martini, partendo sempre da alcuni testi del Deuteronomio, invita a riflettere sul verbo provvedere, azione che il Dio di Israele compie accompagnando il suo popolo dall’uscita dall’Egitto al cammino nel deserto fino all’ingresso nella Terra promessa. Nella storia d’Israele Dio dimostra in diverse occasioni di aver cura, di preoccuparsi e di assistere il popolo ebreo senza mai abbandonarlo. Più volte nella Bibbia si trovano brani che testimoniano l’amore e la cura di Dio verso il suo popolo che ha il compito di aver fiducia in lui. Anche  nel Nuovo Testamento si trovano significativi episodi (la moltiplicazione dei pani) in cui Gesù dimostra di essere vicino, presente e attento agli uomini che incontra, offrendo loro nutrimento e vita soprattutto in situazioni difficili. L’attenzione che Dio ha nei riguardi dell’uomo può essere di aiuto e di sprone nel realizzare una società dove regni l’uguaglianza, la giustizia e l’equità fra gli uomini. Tutta la spiritualità ebraica e quella cristiana si basa sull’alleanza e sull’attenzione che Dio ha per gli uomini.

L’ultimo verbo su cui l’autore invita a riflettere con attenzione è amare. Dio, che promette, libera, comanda e provvede, non può, nel suo Sogno, che amare l’uomo come dimostrano tanti passi della Scrittura. «Il Signore vi ama», «Il Signore, lento all’ira e grande all’amore», «con affetto perenne ho avuto pietà di te», «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito», «amiamoci gli uni gli altri»: sono espressioni che si possono riscontrare in diversi brani dell’Antico e Nuovo Testamento, che mostrano l’amore forte, tenero, delicato e attento che Dio creatore ha verso l’uomo.

Nello scrutare e nel riflettere sui verbi che indicano l’agire divino, l’autorevole autore del libro ci spinge: «a riconoscere il volto di un Dio che non è fuori e lontano dal mondo, ma che si coinvolge concretamente con noi».

Carlo Maria Martini conclude, con un atteggiamento di continua ricerca, ponendo delle domande aperte: «in che modo dobbiamo amare tutti perché siamo amati da Dio?», «com’è possibile che tutto ciò che è amore nella vita degli uomini venga assunto nell’amore di Dio? Cosa c’entra Dio con la mia vita?». Quale rapporto esiste tra legge morale, interiore, comandata dalla coscienza e legge civile che deve condurre al bene comune?, Dove sono andate a finire tutte quelle leggi dell’Antico Testamento sulla purezza e sulla santità? Quesiti aperti che hanno bisogno di essere approfonditi con il confronto, con la discussione e con la meditazione.

Antonio Polselli

 

 

 

 

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