Il Congiuntivo

il-congiuntivoUna canzone pop, presentata anche al Festival della Canzone di Sanremo (2018) dal cantante toscano (Grosseto), Lorenzo Baglioni, ha riportato all’attenzione di molte persone l’importanza della nostra lingua e in particolare dell’uso corretto del modo congiuntivo nel parlare e nello scrivere quotidiano. Il modo verbale del congiuntivo è stato sempre un tema molto discusso, non solo tra gli addetti ai lavori (grammatici, linguisti, storici della lingua, lessicografi…) ma anche tra studenti, insegnanti, tra esperti di comunicazione e scrittori, o anche tra semplici cittadini, desiderosi di apprendere le regole grammaticali per evitare gli errori della lingua parlata e scritta. La divertentissima canzone è stata molto ascoltata nel mondo della rete ed ha avuto l’approvazione anche della prestigiosa Accademia della Crusca che raduna i più prestigiosi esperti e studiosi di linguistica e filologia della lingua italiana con il compito principale di curare e salvaguardare la lingua italiana.                              Questa canzone è servita per fare chiarezza sull’uso del congiuntivo, spesso trascurato o usato in maniera sbagliata. Il ritornello della canzone, nello spronare i ragazzi a coniugare i verbi con attenzione e precisione, afferma che «il congiuntivo ha un ruolo distintivo e si usa per eventi che non sono reali. È relativo a ciò che è soggettivo, a differenza di altri modi verbali». Molte persone del mondo della politica, del giornalismo, dello sport ed anche della scuola mostrano difficoltà e inciampi nell’uso del congiuntivo come modo finito del verbo che esprime un dato o un fatto come possibile, supposto, desiderato. Diversi esempi possono confermare le difficoltà che si incontrano nell’uso del congiuntivo come ad esempio dimostra uno spot radiofonico commissionato da un gruppo politico «basta che vi decidete», oppure l’espressione di un giornalista sportivo «credo che non ce la fa» pronunciata in una trasmissione televisiva.                                                                                                                                                                                                                      Tra gli errori più diffusi della lingua italiana c’è sempre di più l’uso scorretto del congiuntivo e per non sbagliare il grande scrittore e semiologo Umberto Eco, già qualche anno fa sull’Espresso, nella rubrica La bustina di Minerva, dedicò una particolare attenzione a questo argomento, stabilendo questa semplice regola: «ci si deve sempre domandare se stiamo parlando di qualcosa che noi riteniamo (e gli altri ritengono) che esista realmente nel mondo fuori di noi, o parliamo di qualcosa che esiste nei nostri pensieri, opinioni, credenze (che potrebbero anche essere sbagliati o non siamo sicuri che siano giusti). In questi casi dicendo di “sapere” qualcosa intendiamo che conosciamo qualcosa di reale e quel verbo regge l’indicativo. Se invece usiamo verbi come “pensare, credere, sperare, temere (atteggiamenti mentali) allora si deve usare il congiuntivo… Si usa l’indicativo quando ci si riferisce al mondo reale, e si usa il congiuntivo quando ci si si riferisce a un mondo possibile».                                                                                               L’autore della canzone invita a «riaprire il manuale di grammatica» per poter coniugare senza errori il congiuntivo che alcuni considerano obsoleto o addirittura morto o moribondo e  comunque  difficile da usare. Il problema del congiuntivo, argomento di grande attualità, ha da sempre appassionato gli italiani ed è stato lo spauracchio degli studenti e di coloro che tentano di imparare l’italiano.                                                                                                    In questi ultimi anni per dipanare la questione del modo verbale del congiuntivo non sono mancati saggi, articoli e interessanti pubblicazioni, come l’agile manualetto Viva il congiuntivo! Come e quando usarlo senza sbagliare (Editore Sperling & Kupfer, 2009) di Valeria Della Valle e Giuseppe Patota; professori esperti di linguistica e di storia della lingua italiana che hanno affrontato l’argomento del congiuntivo in frasi autonome e non autonome e delle varie forme (esortativo, dubitativo, esclamativo, desiderativo e obbligatorio) con l’intenzione di aiutare gli italiani ad usarlo grammaticalmente non solo in maniera corretta e appropriata ma anche in modo accurato, elegante ed espressivo.                                                                                                                                                                                              Questi insigni autori affermano che «non solo è difficile usare il congiuntivo, è anche difficile stabilire con esattezza in quali contesti comunicativi esso possa essere sostituito dall’indicativo senza sbagliare» Per questo motivo, il contributo di attenzione   alla lingua e alla grammatica italiana dato dal mondo della canzone, e in particolare dal testo di una canzone di successo cantata tra i giovani, va salutato con simpatia perché «un solo congiuntivo sbagliato o mancato fa rumore».

Antonio Polselli

Testo della canzone

Che io sia
che io fossi
che io sia stato
oh-oh-oh 

Oggigiorno chi corteggia
incontra sempre più difficoltà
coi verbi al congiuntivo

Quindi è tempo di riaprire
il manuale di grammatica
che è molto educativo

Gerundio imperativo
e infinito indicativo
molti tempi e molte coniugazioni ma…

Il congiuntivo ha un ruolo distintivo
e si usa per eventi
che non sono reali

E’ relativo a ciò che è soggettivo
a differenza di altri modi verbali

E adesso che lo sai anche tu
non lo sbagli più

Nel caso che il periodo sia della tipologia dell’irrealtà (si sa)
ci vuole il congiuntivo

Tipo se tu avessi usato
il congiuntivo trapassato
con lei non sarebbe andata poi male
condizionale
segui la consecutio temporum

Il congiuntivo ha un ruolo distintivo
e si usa per eventi
che non sono reali

E’ relativo a ciò che è soggettivo
a differenza di altri modi verbali

E adesso ripassiamo un po’ di verbi al congiuntivo
che io sia (presente)
che io fossi (imperfetto)
che io sia stato (passato)
che fossi stato (trapassato)
che io abbia (presente)
che io avessi (imperfetto)
che abbia avuto (passato)
che avessi avuto (trapassato)
che io… sarei

Il congiuntivo
come ti dicevo
si usa in questo tipo di costrutto sintattico

Dubitativo e quasi riflessivo
descritto dal seguente esempio didattico

E adesso che lo sai anche tu
non lo sbagli più.

 

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