Intervista al Prof. Enzo Bonacci

 
La natura nasconde i suoi segreti non perché ci inganni, ma perché è essenzialmente sublime. Come spieghi, questo pensiero di Albert Einstein, da studioso di scienze, in particolare di matematica e fisica?

​Il percepire la Natura schiva nel palesarsi ma essenzialmente benevola, razionale ed elegante, è un prerequisito per dedicare la propria vita all’indagine scientifica. Perché uno studioso eccelso come Giacomo Leopardi non divenne anche un illustre scienziato? Il limite non risiedeva certo nelle sue facoltà intellettive bensì, a mio parere, proprio nella visione di una “madre matrigna” che guida le sorti del mondo. Dal punto di vista filosofico, la frase di Einstein palesa una concezione ottimistica dell’ordine cosmico da contrapporre al pessimismo di molti pensatori che, pur “sublimi”, mai vollero approfondire la Scienza.

 

È vero ciò che dice il fisico francese Christophe Galfard che «La scienza si occupa di fare domande e dubitare costantemente delle risposte date. Vuole cercare di capire come funziona l’universo, indipendentemente dalle nostre opinioni personali»?

​Porre domande è indice di curiosità, una delle pulsioni primarie della Ricerca. Inoltre, l’atteggiamento scientifico è antidogmatico per definizione ed antitetico al Principio di Autorità: nessun “Ipse Dixit” può conferire validità ad un’asserzione. Fondamento della Scienza, il cui scopo è certamente la comprensione dei meccanismi di funzionamento dei processi osservati, è la verificabilità delle tesi presentate e la riproducibilità degli esperimenti, da eseguire seguendo un protocollo condiviso. Questo paradigma, ulteriormente raffinato dal vaglio falsificazionista popperiano, garantisce la maggior oggettività possibile alle teorie scientifiche. L’universalità della Scienza è altresì una prova lampante dell’efficacia del metodo sperimentale introdotto da Galileo Galilei.

 

È condivisibile l’idea di Galileo Galilei che oggi, ancor più di ieri, è necessario «far uso della scienza a esclusivo vantaggio dell’umanità»?

​La considerazione di Galileo, oggi condivisa dalla stragrande maggioranza dei ricercatori, è eccezionale per il contesto storico, retrivo ed oligarchico, in cui venne espressa. La rivoluzione scientifica del XVII secolo fu il primo atto di democratizzazione della società, precedente e propedeutico a tutte le trasformazioni tecnologiche e sociali che hanno portato alla modernità. Lo scienziato intendeva emanciparsi dalla figura del cortigiano asservito ad un signorotto locale per rendere conto ad un soggetto più nobile e, all’epoca, del tutto astratto: l’umanità. L’auspicata libertà di perseguire una funzione pubblica, di aiutare un’anonima collettività, si scontra, però, con lo stesso problema di sempre: chi finanzia la Ricerca? Sebbene il tema etico delle finalità ultime della Scienza sia stato ampiamente dibattuto, soprattutto nel XX secolo dei grandi totalitarismi, alcune questioni spinose (come, ad esempio, il costo dei medicinali a seconda della disponibilità dei brevetti) non sembrano vicine a soluzione.

 

 

Quali studi particolari sono stati finora oggetto della tua ricerca scientifica?

​Se per particolari s’intende originali, distinguerei tre diversi ambiti: matematico, fisico e ingegneristico. I miei contributi alla Matematica sono stati: una lunga indagine sull’equazione di Fermat in collaborazione con il Prof. Mario De Paz (Università di Genova), una digressione sul Teorema di Carnot e un nuovo approccio al calcolo delle Probabilità. In campo fisico ho esplorato l’estensione della Relatività in una cornice spazio-temporale a sei dimensioni, anziché quattro, ossia con un ipotetico tempo tridimensionale. In ambito ingegneristico, ho studiato i fattori che ottimizzano la cristallizzazione in discontinuo dell’acido citrico. Se, invece, parliamo di studi peculiari, sono autore di lavori di stampo didattico-scientifico basati sull’interdisciplinarietà, alcuni dei quali incentrati sull’uso del Planetario di Latina “Livio Gratton”. Molte di queste ricerche sono disponibili al canale di ricerca

www.researchgate.net/profile/Enzo_Bonacci e al portale di Latina: www.latinainvetrina.it/content/prof-ing-enzo-bonacci-di-latina.

 

Negli ultimi giorni hai organizzato a Latina una Giornata di studio per il Centenario della Relatività Generale di Einstein. Come è andato l’evento?

​Sabato 7 maggio 2016, presso il Liceo Scientifico Statale “G.B. Grassi”, si è tenuto il Centenario della Relatività Generale di Einstein a Latina, organizzato dal sottoscritto in qualità di concessionario del logo della Società Internazionale di Relatività Generale e Gravitazione (ISGRG). Alla sessione mattutina hanno partecipato quasi quattrocento studenti che hanno assistito con rara attenzione alla presentazione sull’Astronautica del Tenente Colonnello dell’Aeronautica Militare Italiana Walter Villadei ed hanno potuto interagire con lui alla fine; l’astronauta è stato accompagnato dai Generali Giuseppe Sgamba e Antonio Muccitelli. La seconda sessione è iniziata alle ore 15 con l’inaugurazione della mostra collettiva d’arte, presso lo spazio del “Caffè Ipazia”, a cura di Francesca Marinelli, Cruciano Nasca, Milena Petrarca e Massimo Pompeo. Alle ore 16, il saluto della DS Giovanna Bellardini ha aperto i lavori pomeridiani in Aula Magna: una maratona sulla Relatività cui ha assistito una platea variabile tra le 120 e le 200 persone. Coordinati dal Prof. Lucio Mastracchio, i relatori sul palco sono stati: Paola Dimauro, Daniela Carturan, Marianna Torelli, Marcello Ciccarelli, Dario Piagno, Maria Letizia Parisi. Alcuni studenti del Liceo Grassi sono riusciti ad illustrare la gravità attraverso un telo elastico deformabile, mentre dalle ore 16:30 in poi, l’Associazione Pontina di Astronomia (APA-lan) ha tenuto spettacoli al Planetario “Livio Gratton” ogni 45 minuti. Il pubblico ha risposto con genuino entusiasmo a tutti i momenti della manifestazione, compresi i due splendidi intermezzi musicali offerti da Luogo Arte Accademia Musicale.

 

In che consiste questa teoria fisica di Albert Einstein formulata nel lontano 1916?

​È la conclusione di un cammino, lungo quasi tre secoli, iniziato con l’intuizione di Galileo Galilei circa l’impossibilità di determinare lo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme di un sistema di riferimento tramite esperienze condotte al proprio interno. Pur aprendo alla tesi suggestiva (e corretta) che non esistano sistemi di riferimento “privilegiati” nell’osservazione dei fenomeni naturali, la Relatività Galileiana (1632) era soggetta a due vincoli: la branca della Fisica coinvolta era solo la Meccanica e lo stato di moto che rendeva i sistemi di riferimento “equivalenti” tra loro era quello inerziale. Fu lo stesso Einstein a rimuovere il primo ostacolo (Relatività Ristretta del 1905): le leggi della Fisica, compreso l’elettromagnetismo, dovevano essere le stesse in tutti i sistemi di riferimento inerziali, persino a costo di fondere le tre dimensioni spaziali e quella temporale in un unico cronotopo e di stabilire la celeberrima equivalenza tra massa ed energia E=mc2. Già tale modifica sarebbe valsa ad Einstein gloria imperitura, eppure il limite residuo (l’impossibilità di applicazione del Principio di Relatività ai sistemi di riferimento accelerati), disturbava il geniale scienziato che si mise di buona lena per rimuoverlo. Ecco che, undici anni dopo, venne alla luce il suo capolavoro, una teoria non più ristretta ai soli sistemi di riferimento inerziali bensì estesa a tutti i possibili stati di moto dell’osservatore: la Relatività Generale.

 

Quali conseguenze di ordine teorico e pratico ha avuto questa scoperta di Einstein?

​Una descrizione dei fenomeni naturali invariante rispetto ad ogni sistema di riferimento ha implicazioni teoriche a dir poco sconvolgenti: la rinuncia alla millenaria solidità della geometria euclidea per abbracciare nuovi strumenti matematici; l’abbandono del familiare concetto di attrazione tra i corpi a vantaggio di un’interpretazione puramente geometrica dell’interazione gravitazionale; la sostituzione delle categorie a priori di spazio e tempo assoluti e distinti con un continuum spazio-temporale, un tessuto dinamico in grado di deformarsi determinando traiettorie di avvicinamento ed orbite dei corpi celesti; accantonare l’idea rassicurante di un universo stazionario per immaginare un Big Bang primordiale ed inquietanti buchi neri. Giganti come Euclide, Newton e Kant furono archiviati in un sol colpo dall’affermazione della Relatività Generale. Dal punto di vista pratico, le conseguenze principali riguardano la spiegazione della precessione del perielio di Mercurio (un mutamento d’orbita enigmatico in base alla fisica classica), la modellizzazione precisa richiesta dal sistema di rilevamento GPS, la previsione esatta della deflessione dei raggi luminosi delle stelle intorno alla massa solare (osservata, per la prima volta, durante l’eclisse di sole del 1919) o ad altri corpi celesti ancora più massicci (autentiche lenti gravitazionali, osservabili sotto forma di anelli o croci), le lungamente congetturate onde gravitazionali la cui recentissima rilevazione ha reso speciale la celebrazione del centenario della RG di Einstein.

 

Quale contributo all’avvenimento hanno dato le varie Associazioni coinvolte?

Luogo Arte Accademia Musicale di Flavia Di Tomasso (www.luogoarte.it) ha offerto un’introduzione del Maestro Giovanni Paolo Palamara e un intervallo musicale a cura dello stesso pianista, del violinista Carlo Pantaleo e del soprano Sara Galluccio. L’Associazione A.P.C. Sermoneta O.N.L.U.S ha garantito un efficiente e apprezzato servizio di Protezione Civile. La Società Filosofica Feronia (Sezione di Latina della SFI) ha permesso preziosi approfondimenti gnoseologici ed epistemologici. Grazie alla maestria dei suoi operatori, l’Associazione Pontina di Astronomia (APA-lan) è riuscita a tenere ben quattro applauditissimi spettacoli al Planetario “Livio Gratton”.

 

 

Quale risonanza nazionale e internazionale ha avuto la Giornata di studio?

​Il Centenario della Relatività Generale di Einstein 2016 (sigla GR100 2016) è stata un’iniziativa a livello mondiale volta a promuovere la conoscenza della teoria che terremotò la fisica attraverso la geometrizzazione della gravità. Più delle mie parole, saranno i tre siti che vi segnalo a far comprendere l’importanza dell’evento organizzato a Latina: www.buongiornolatina.it/centenario-della-relativita-generale-di-einstein-a-latina/, www.aeronautica.difesa.it/News/Pagine/20160509_Spazioaltuofuturoinnovatioscientiasapientia.aspx, www.isgrg.org/GR100events.php.

 

Considerato che l’intento della Giornata è stato puramente divulgativo, come intendi proseguire i necessari studi di approfondimenti storico-scientifici della teoria, che richiedono impegno, attenzione e costanza per cercare la ragione delle cose e le leggi che le governano?

​Come accennato prima, il mio contributo alla Relatività è l’ipotesi di un tempo tridimensionale. Dopo aver proposto il 3T in sede fisico-matematica, con il lusinghiero ed inaspettato risultato della nomination al XXIV Premio Internazionale “Albert Einstein” nel 2010, vorrei ora svilupparlo dal punto di vista filosofico.

  Antonio Polselli

 

 

 

 

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