Intervista a Edmondo Angelini: storico privernate

angeliniEdmondo Angelini, nato nel 1934 nell’Abbazia di Fossanova dove i suoi genitori erano custodi, è considerato l’autore più importante di fondamentali studi dedicati con passione e competenza alla storia di Priverno in tutte le epoche e manifestazioni.

La formazione di Angelini, studioso di storia locale, è avvenuta tra mille difficoltà connesse con gli anni della guerra e di quelli immediatamente successivi, coincidenti con la sua infanzia e adolescenza. Non potendo avere nei primi anni di vita un regolare percorso scolastico, Edmondo ha intrapreso un itinerario di auto-formazione e promozione culturale ed artistica caratterizzato da numerosi viaggi e lunghi soggiorni in località (città, regioni e nazioni) culturalmente importanti come Arezzo, Siena Firenze, Assisi, Perugia, Avignone, Parigi, Provenza, Germania, Belgio, Spagna, Grecia. In questi luoghi ha visitato musei, gallerie d’arte, chiese, abbazie, monasteri, ha frequentato biblioteche dove ha compiuto pregevoli ricerche storiche e d’archivio.

Dopo queste tappe culturalmente significative, tornato in Italia, Edmondo è stato assunto dal Comune di Priverno dove ha svolto un importante servizio nella biblioteca comunale, ha diretto l’inventariazione dell’Archivio Storico e ha organizzato diverse mostre culturali. Con un lungo lavoro di scavo presso gli Archivi di Stato di Latina, di Frosinone e di Roma, l’Archivio di Santa Maria del Fiore di Firenze, l’Archivio diocesano di Terracina e gli Archivi parrocchiali e le biblioteche locali, nazionali e straniere, Edmondo è riuscito, da autodidatta, a raccogliere preziose documentazioni, significative per ampiezza e profondità, su personaggi, ambienti e periodi storici riguardanti Priverno, sua città natale.

Edmondo Angelini ha svolto con scrupolo e serietà di erudito e studioso lunghe e attente ricerche archivistiche, bibliografiche e approfonditi studi su Priverno pubblicando: numerosi articoli su riviste e periodici, monumentali monografie (da ricordare quella su Teodosio Rossi. “Un genio sconosciuto della Roma Barocca” e quella su Antonio Baboccio – o Baboto – da Piperno e su Pomponio Palombo, pictor di Villa Santo Stefano…), saggi specifici di particolare interesse su Priverno nel Medioevo,  sull’Abbazia di Fossanova, sulle Confraternite di Priverno e interventi in convegni provinciali e nazionali inerenti la storia del territorio lepino e in particolare di Priverno.     Le numerose opere storico-archivistiche di Edmondo Angelini, sempre ben documentate e sostenute da una notevole capacità investigativa di ricercatore, sono tessere di un grande mosaico costruito sulla millenaria storia di uno dei paesi più importanti dei monti Lepini. Le sue indagini sono servite per ricostruire con acume e precisione le vicende artistiche, storiche, religiose e culturali di Priverno dall’Alto Medioevo fino ai giorni nostri. Tra i numerosi Premi ricevuti sono da ricordare: a) Premio “Autore dell’Anno”, assegnato per il volume Priverno nel Medioevo dal Comune di Carpineto Romano e dalle Associazioni culturali di Carpineto e Roma, anno 2000; b) “Premio Immagine Latina”, Sezione letteratura, Anno 2005

Tra gli innumerevoli riconoscimenti pubblici e privati fatti a Edmondo da diverse istituzioni per la sua infaticabile impresa di studi certosini e pazienti su Priverno, desidero ricordare quello dell’amico Cesare Bove che riporto: «sperando che fra cento anni ci sia uno storico come Edmondo, a cui va rivolto un grazie da parte dell’intera cittadinanza per la sua opera di conoscenza, valorizzazione e divulgazione del patrimonio storico-culturale di Priverno».

 La prima raccolta di “Studi Privernati” a quale periodo della tua vita di studioso risale e quale significato attribuisci a questo tuo inizio di ricercatore?

Gli Studi Privernati, pubblicati nel 1973, chiudono la fase iniziale del mio percorso di studioso locale. Il libro raccoglie i risultati delle mie prime ricerche archivistiche e bibliografiche e delle prime esperienze “letterarie”. In effetti, tale norma in quei primi studi non è soddisfacente e conforme alle personalità “intellettuali” di chi, come me, senza alcuna formazione scolastica, si è impegnata ad affrontare problemi molto seri, sia per la ricerca, che, appunto, per la forma letteraria. Quindi, questo mio libro costituisce, per me, un passo importante per quello che, allora, speravo di fare.

Quali sono state le principali fonti utilizzate per il tuo lavoro di ricerca?

Inizialmente, ciò che è rimasto negli archivi parrocchiali di S. Cristoforo e di S. Giovanni. In seguito mi sono servito di altri archivi, quali: Archivio Storico del Comune di Priverno, Archivio di Stato di Latina, di Roma, di Frosinone, Archivio Capitolare della Cattedrale di Priverno, Archivio Diocesano di Anagni, Archivi Diocesani della nostra Diocesi, Archivio di Santa Maria del Fiore di Firenze, Archivio Storico del Vicariato di Roma. Ugualmente importanti sono state le visite nelle biblioteche: Nazionale, di Parigi, Sainte Généviève (Sorbona) di Parigi, “Arte e Archeologia” di Parigi, “Mazarine” (Accademie de France) di Parigi, Biblioteca Vaticana, Biblioteca Nazionale di Roma, Arte e Archeologia di Palazzo Venezia, Roma, Gabinetto dei Disegni del Museo del Louvre e del Museo Hébert di Parigi; numerosi musei europei (di Italia, Francia, Germania, Spagna, Belgio e Grecia ).

Che tipo di difficoltà hai incontrato nel ricostruire la storia di Priverno nel Medioevo?

Le difficoltà di sempre: possibilità di ricerca limitate sia per motivi economici che per mancanza di tempo (quando ancora lavoravo) .

Perché hai voluto fornire la ricostruzione della storia di Priverno attraverso i  “Personaggi illustri e sconosciuti della città” ?

E’ vero che, attraverso i Personaggi si può ripercorrere la storia di Priverno, ma l’intenzione di questo mio progetto che prevedeva almeno cinque volumi era quello di mettere in evidenza quelle persone che si sono distinte per motivi diversi nel corso della nostra storia .

Tra i tuoi numerosi libri (circa trenta) quale ha richiesto più tempo e fatica?

Il libro che mi ha richiesto più tempo (dieci anni di lavoro) è quello dedicato alle Confraternite di Priverno. Ma anche Priverno nel Medioevo mi ha dato molto da fare.

Perché la  ricerca archivistica e/o storica ti ha comportato maggior impegno per la realizzazione delle varie pubblicazioni?

Qualsiasi soggetto di carattere storico o artistico (come nel mio caso) che si intende studiare, se veramente si vuol dare un contributo alla sua conoscenza, necessita di una specifica ricerca archivistica e bibliografica. Così ho sempre proceduto, secondo le mie possibilità .

Nella tua intensa attività di ricercatore quali personaggi ti senti di dover ringraziare per l’aiuto e l’incoraggiamento ricevuti?

Le persone alle quali devo i miei ringraziamenti sono molte e per motivi diversi: All’inizio di questa mia attività mi sono stati accanto mio cugino Gianni D’Achille, Aurelio Paradiso, Adolfo Gente, Lucia Mione Ployer, allora Direttrice dell’Archivio di Stato di Latina; poi Cesare Bove, Mario Ronci, Roberto Di legge, Stefano Pagliaroli, Massimiliano Vittori, Luigi Zaccheo e Mario Renzi che, quando è stato Sindaco di Priverno, ha promosso tutte le pubblicazioni che io, come dipendente comunale, sottoponevo alla sua attenzione. Un ringraziamento particolare lo devo a Nello Di Rocco che mi ha consegnato numerosi frammenti di ceramica medievale che, dopo il mio studio pubblicato su Priverno nel Medioevo, sono stati consegnati al Museo Archeologico di Priverno, ­Bruno Caradonna e Carlo Picone per la loro disponibilità nel fornirmi le fotografie di cui ho sempre bisogno.

Quali opere artistiche e quali ricerche storiche di Priverno sono ancora 

da intraprendere ?

Non credo di progettare lavori impegnativi per il futuro. Tuttavia, fra qualche settimana andrò in tipografia per un libro di carattere francescano. Spero, poi, di pubblicare tre lavori che attendono … nel cassetto: il secondo volume sulla Cattedrale di Priverno, la storia dell’Orfanotrofio Baratta che ho scritto dopo l’inventariazione del suo archivio storico e un lungo racconto ambientato in Grecia che ho scritto una quarantina di anni fa, dopo un viaggio compiuto in quella magnifica Terra.

Come studioso qual è stato il tuo contributo dato alla realizzazione della rievocazione storica del “Palio del Tributo”?

Il “Palio del Tributo” esiste perché io, di mia esclusiva volontà, ho studiato il problema sotto il profilo storico e progettata la rievocazione nelle sue diverse componenti. Il progetto, con la mia firma, fu, poi, presentato alla Regione che lo approvò con il finanziamento di 50.000.000 di Lire. Per la sua realizzazione annuale, ovviamente, si coinvolge tutta la popolazione di Priverno.

Per i giovani che intendono portare avanti ricerche e studi su Priverno quali consigli e suggerimenti vorresti dare?

Ci sono tre Archivi di Stato (Latina, Roma, Frosinone) colmi di documentazione su Priverno (ma ce ne sono ben altri): basta avere delle idee (storia, arte, società, artigianato, agricoltura, ecc. ecc.)e studiare la documentazione in essi contenuta. Ai giovani, comunque, consiglio di non scopiazzare quanto è stato già fatto, ma di indagare in questi archivi e nella bibliografia esistente sulle tematiche scelte .

Per l’immediato futuro quali sono le pubblicazioni che vorresti realizzare?

Spero di pubblicare tre lavori che attendono nel cassetto: il secondo volume sulla Cattedrale di Priverno, la storia dell’Orfanotrofio Baratta, che ho scritto dopo l’inventariazione del suo archivio storico, e un lungo racconto ambientato in Grecia

a cura Antonio Polselli

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