Introduzione al Convegno”Latina Ieri, Oggi e Domani. Uno sguardo sulla città

citta-plurale

Premessa

per ragioni logistiche la relazione che segue non è stata letta durante il Convegno Latina, Ieri, oggi e domani.Uno sguardo sulla città

Due anni orsono, su iniziativa di Antonio Polselli, abbiamo avviato una riflessione su cosa potessimo fare noi (Giorgio Maulucci, Rino Caputo, Marcello Ciccarelli e il sottoscritto) per riaprire il discorso sulla Città. Eravamo – occorre ricordarlo – qualche mese dopo l’elezione a Sindaco di Damiano Coletta e della formazione di una nuova giunta. Erano i mesi, anche, nei quali è arrivata a conclusione l’indagine giudiziaria sulla vecchia amministrazione.

Una situazione emotiva contrastante e contraddittoria animava i nostri discorsi: da un lato vi era la sensazione che la Città stesse vivendo un trauma, provasse una profonda vergogna per quanto i suoi vecchi amministratori avevano fatto, e, dall’altro, era viva la consapevolezza che i cittadini, con l’elezione della nuova amministrazione, avessero aperto una nuova fase politica nella storia della Città.

Questo convinzione è alla base della sintetica interpretazione della storia della nostra Città che abbiamo proposto nel nostro libretto: Latina: una città plurale. A nostro parere è necessario uscire dalla fase mitologica della storia della Città e rivolgere uno sguardo critico al passato e al presente per fondare su basi culturalmente solide la visione del futuro della Città e dei suoi abitanti. L’idea guida è che Latina sia, appunto, una Città plurale, ricca dal punto di vista della cultura, delle risorse umane, della sua storia.

Latina ha avuto una storia esemplare: la sua fondazione, come Littoria, era il punto più avanzato della visione modernista di cui, tra infinite contraddizioni, il fascismo portava avanti; negli anni del dopoguerra, l’industrializzazione dell’Agro pontino è stata a sua volta un esempio significato di politica industriale nel Mezzogiorno d’Italia.  Dagli anni novanta del secolo scorso l’egemonia politica della destra ha oscillato tra una nuova visione modernista della Città e la prevalenza degli interessi più biecamente speculativi. Una fase, questa, che si è risolta con la rivolta della società civile che ha condotto all’elezione di Damiano Coletta a sindaco. Questa nuova fase è ricca di contrapposizioni e conflitti, anche se dalla dura contrapposizione politica non pare ancora emergere una divergenza intorno a visioni diverse del futuro della Città.

Il compito di intellettuali – lontani dalla quotidiana lotta politica – è cercare di fornire il nostro contributo a tutta la Città. Per ragioni connesse alla nostra condizione esistenziale, non guardiamo più alla realtà con il microscopio, ma con il telescopio. Cerchiamo di cogliere, se possibile, gli elementi essenziali, le questioni fondamentali intorno a cui la Città dovrebbe riflettere per scegliere il cammino che appare più idoneo a garantirle un ruolo nel suo territorio, nella comunità nazionale e, per le sue risorse notevoli, in Europa e nel mondo. La riflessione che noi auspichiamo e alla quale vogliamo fornire un contributo dovrebbe condurre infatti alla consapevolezza dei limiti della Città e, al tempo stesso, delle sue grandi potenzialità in termini di risorse umane, naturali, economiche, culturali.

La nuova pratica di riflessività sociale dovrebbe cominciare con un ripensamento della Città, della sua storia, dei suoi problemi. Un punto nevralgico di questo nuovo discorso della Città su sé stessa, è comprendere come i cittadini la vivono, la pensano e la sognano. Le concrete attività nelle quali si dovrebbe estrinsecare questa nuova riflessività dovrebbero riguardare i diversi aspetti della vita cittadina e dovrebbero avere una continuità nel tempo. A mo’ d’esempio, nel Documento nel quale abbiamo raccolto i nostri pensieri, erano proposti alcuni temi per gli anni prossimi. Essi sono soltanto una traccia e prevedono di progettare e realizzare iniziative di analisi e di studio dell’economia della Città, della sua storia, della società civile, della forma urbana, della religiosità popolare, del rapporto tra tempo libero, cura del proprio corpo e cura del Sé. Per il primo anno abbiamo proposto di studiare l’immagine della Città nel romanzo, nelle scienze storiche, sociali e antropologiche, nel cinema e nella letteratura.

Attraverso una serie di passaggi, fatti di esplorazioni di possibilità, proposte e adattamenti alle concrete soluzioni possibili, le iniziative di questo primo anno sono state raccolte nel titolo Latina. ieri, oggi e domani, che esprime il senso più profondo della nostra proposta.

Il programma di questo anno comprende tre tipi di iniziative. La prima riguarda l’immagine della Città nell’opera di Antonio Pennacchi, Canale Mussolini (I e II); la seconda riguarda il rapporto tra letteratura e cinema per indagare quale immagine di Latina sia presente nella cinematografia; la terza è un’inchiesta su cosa pensano, come vivono e come immaginano la Città i giovani nati negli anni a cavallo del millennio (i millennials).

Sono iniziative diverse, certamente, ma il loro punto di unione consiste nel fatto che esse costituiscono un’occasione per vedere quale immagine della Città è veicolata dalla letteratura e dal cinema e quale idea se ne fanno i giovani.

Questo primo anno è un “sperimento” in tutti i sensi. Vedremo se esisteranno condizioni per portarlo avanti. Un punto di metodo è già chiaro, tuttavia: ogni iniziativa dovrebbe mettere insieme ricerca e interventi, utilizzare il suo patrimonio di risorse culturale per ripensare la Città. In questo senso, il convegno su Canale Mussolini di Antonio Pennacchi è pure una prova di come si possano coinvolgere in questo processo le esperienze più significative della Città.

Latina 5 ottobre 2018                                                           Vittorio Cotesta

 

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