LA BREAST UNIT di LATINA. LA STORIA del LOGO. Intervista alla creatrice Donatella Cipolla a Cura di Sandra Cervone

La Breast Unit di Latina è conosciuta non solo per gli elevati standard delle prestazioni, ma anche per la presa in carico totale e per l’umanizzazione del percorso delle pazienti affette da tumore al seno.                 Il suo Direttore clinico, il prof. Fabio Ricci, é noto per il suo impegno personale ad assicurare l’assistenza sanitaria alle pazienti, indipendentemente dalla razza, etnia, estrazione sociale, religione, rispettando sempre la dichiarazione di volontà delle pazienti. Tanti motivi, insomma, per dotare la B.U. del Santa Maria Goretti di Latina di un logo che ne sintetizzasse e indicasse tutte queste peculiarità.

La sua realizzazione è stata affidata alla dott.ssa Donatella Cipolla, decoratrice, laureata presso l’Accademia di Belle Arti di Roma.

Dopo mesi di studio, approfondimento e lavoro, oggi il logo è una realtà e abbiamo chiesto proprio alla dott.ssa Cipolla di spiegarci le sue caratteristiche e i suoi significati.

<Ho frequentato il reparto del prof. Fabio Ricci e, parlando della Breast Unit, mi ha subito sottolineato che, da tempo, stava pensando ad un logo, incoraggiandomi a sviluppare delle idee.  Sentite queste parole sono stata assalita dalla curiosità, chiedendomi se online fossi riuscita a trovare le

risposte giuste. Il dottore mi precisa che lui non c’entra nulla con il logo mentre io, al contrario, sostengo che dietro

un logo ci debba stare anche lui,  il ‘capitano ‘ il ‘chirurgo’ , il perno su cui ruota il resto. Un logo non è un semplice scarabocchio di linee: viene istintivo pensare al seno, disegnandone il profilo, ma non è così, troppo povero, troppo scontato…  Dovevo capire, approfondire e conoscere.  Il dott. Ricci, appassionato d’arte oltre che di senologia e chirurgia, mi indirizza alle statue che si trovano davanti il palazzo M di Latina. Ne resto, all’inizio, un po’ sorpresa e, non essendo molto convinta che questa fosse la strada giusta da seguire, gli chiedo se potevo fare più schizzi e spaziare.>

E com’è andata poi?


<La prima cosa che ho fatto é stata informarmi sulle  ‘breast unit’ , come nascono, cosa sono, cercando le testimonianze delle donne seguite in questa struttura del Goretti.>

Ed è bastato a capire la strada da intraprendere?

<L’iter è stato lungo! Il secondo aspetto che ho curato é stato leggere la biografia del dott. Ricci, concentrandomi sugli articoli che lo riguardavano, uno in particolare ha questo titolo “L’uomo che ama le donne “… in effetti leggendolo, racchiude tutto della sua dedizione, la passione per la medicina, la ricerca, le sfide.
La terza cosa é stata leggere su facebook l’opinione delle donne e degli amici sul dottore. Alcune lo venerano letteralmente, perché con la sua équipe, è riuscito a farle emergere dal buio più profondo della malattia, ha stimolato la loro forza di volontà per affrontare meglio il tunnel del cancro.
Il  quarto aspetto che ho approfondito è stato chiedere a delle donne, in particolare ad un gruppo che ho su whatsapp come amiche meravigliose,  (il gruppo “Le mani creative”), cosa rappresentasse per loro il seno. In questo gruppo la maggior parte delle donne sono sposate ma non hanno figli, quindi nessuna lo ha associato alla maternità.
La quinta cosa che ho fatto é stata quello di fare ricerche sul concetto di maternità nel corso dei secoli attraverso  il  seno.>

Insomma un itinerario di studio a tutti gli effetti!

<Si, sono state ricerche molto interessanti che man mano affiancavo da schizzi e prove.
Il dott. Ricci aveva preso come punto di riferimento la statua davanti palazzo M perché forse pensava al seno come maternità. Una di queste statue, del resto, rappresenta proprio questo. ..ma non m’ispirava…momentaneamente volevo concentrarmi su altro e poi forse ritornarci.
Così inizio ad osservare delle statue di Antonio Canova: la perfezione, la grazia assoluta, per vedere anche la dimensione di un seno ideale.  Osservo anche alcuni dipinti di Raffaello (come <La Fornarina>), per scoprire in seguito che sono punto di riferimento nelle relazioni dei convegni del dottore. Come dargli torto?
Il seno, dall’antichità, è prevalentemente legato alla maternità: le donne si sposavano e veniva naturale avere figli, era un fatto biologico, la donna era associata esclusivamente al focolare.  Con la rivoluzione cibernetica,  la donna inizia ad avere un concetto diverso di se stessa, inizia a curarsi di più, pensa alla propria indipendenza , fino ad arrivare ad oggi in cui la gravidanza è un qualcosa che la donna programma in considerazioni di molteplici fattori.  Negli ultimi anni sono molte le campagne per sensibilizzare l’allattamento al seno, proprio perché il seno non è più visto esclusivamente come mezzo per la maternità, ma identifica il proprio io, l’ immagine corporea, intesa come estetica,  sensualità, erotismo, femminilità,  seduzione,  capacità relazionale e l’Identità Corporea…>

In sintesi è il seno che, attraverso le sue trasformazioni, accompagna la vita di una donna.


<Giusto! Ho anche chiesto a diversi uomini quale sia, secondo loro, la parte più sensuale di una donna ed hanno risposto: i capelli, il seno… quindi il seno inteso come aspetto erotico… I capelli che sfiorano il corpo, il viso… le mani che ci avvolgono…

Né andava dimenticato che il logo doveva rappresentare una struttura che segue le donne che hanno un tumore al seno, un mostro che ci fa paura perfino nominare, ma che,

quando si incontra sul proprio cammino, ti fa cercare la protezione dei tuoi cari, delle persone competenti… ed  è come se volessi sentirti abbracciata.>

Cosa rappresentavano i primi bozzetti di questo lavoro?

<Ecco, i primi schizzi descrivevano posizioni delle mani avvolgenti, protettive nei confronti del proprio corpo e ciocche di capelli che scivolano a testimoniare il lato sensuale che non si vuole assolutamente perdere.
Uno schizzo di una donna che si guarda allo specchio e si tocca, per non dimenticare la prevenzione e così via…
>

Ma non era la soluzione definitiva…

<No! Ritorno in ospedale dal dott. Ricci ed incontro  tutta la sua équipe ed alcune donne delle Associazioni di Volontariato che collaborano con la Breast Unit. Mostro a dottoresse ed infermiere molti schizzi significativi ma … sia il dottore che tutta l’équipe ritornano (tutti con diverse argomentazioni) sulla statua di palazzo M di Latina! Una statua importante, significativa che, tenendo conto dei loro ragionamenti e riflessioni, inizio ad osservare in un modo diverso.>

Una rappresentazione della storia della bonifica della pianura dell’agro pontino. Ma chi è la donna della statua?

<Ha poco di femminile: guardate le mani, le spalle, il collo… una donna sicuramente forte che si recava nei campi portando, aggrappata al  collo, la propria prole, con in braccio anche il vitto perché sarebbe rimasta fuori tutto il giorno a zappare i campi, a bonificare  quel territorio per conquistare la propria terra… Una donna guerriera, che lotta tutti i giorni per la sopravvivenza sua e dei suoi cari.>

Detta così…le similitudini ci sono, eccome!

<Guerriere sono le donne a cui viene diagnosticato un cancro ed iniziano a lottare tutti i giorni per vincere la battaglia contro la malattia. Il messaggio che  questo logo vuole evidenziare, richiamandosi alla storia del nostro territorio, quindi, è che come quelle donne sono riuscite, lottando, a vincere strappando le terre alla palude per vivere, così la donna guerriera affetta da tumore al seno può vincere la battaglia contro il cancro…>

Il logo rappresenta, in sintesi, un inno alla speranza e alla vita?

<Sicuramente. La donna che non s’arrende e che guarda al futuro. Proprio come la Breast Unit che accoglie, cura e… guarda alla vita!>

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