LA PITTURA NELLA METAFISICA

 Scuola pittorica delineatasi a Ferrara nel 1917 dall’incontro di G. de Chirico con C. Carrà; l’anno successivo ebbe l’adesione di G. Morandi e nel 1921 si concluse anche per lo svilupparsi delle tendenze di valori plastici.

In realtà il gusto metafisico travalica queste date; da un lato, per de Chirico , esso risaliva al 1910; dall’altro, una serie di suggestioni metafisiche era destinata a nutrire per lungo tempo molti artisti di valori plastici e del novecento. Inoltre benché in generale si configuri come appello a una realtà cui ancorarsi al di là delle apparenza ottica e fenomenica delle cose, la pittura metafisica ebbe origini e motivazioni differenziate nei suoi tre maggiori esponenti.

In de Chirico, greco di nascita e di formazione tedesca, agirono elementi di cultura nordica extrapittorica (Nietzsche, Schopenhauer, Weininger) ed elementi di cultura pittorica classica e visionaria (N. Pussin, C. Lorrain, A. Bocklin, M. Klinger, C.D. Friedrich), producendo una pittra di atmosfera magica ed enigmatica, pur nella ferma, concreta individuazione delle singole presenze.

Diversi, e più legati alla ricerca stilistica che non a suggestioni culturali, i casi di Carrà e Morandi furono l’esaurimento del futurismo e l’indagine sulla forma che ne seguì a indurre Carrà al graduale recupero dell’integrità degli oggetti, alla “poetica delle cose ordinarie”: tale processo, avviato fin dal 1914, si concluse in piena stagione metafisica con dipinti come Il gentiluomo ubriaco e L’amante dell’ingegnere.

Morandi giunse alla forma metafisica seguendo una logica interna alla sua ricerca formale, al di fuori di immediate motivazioni storiche.

Gli esempi di de Chirico e di Carrà lo trovarono già impegnato nella meditazione sulla forma cezanniana e sulla lezione purista dei “primitivi” (Giotto, Masaccio, Piero della Francesca). Così, se nelle nature morte del 1918 la presenza di un manichino, di una sfera, di una squadra sono dati vistosi della sua adesione alla pittura metafisica, la geometria della composizione, la severità della tavolozza, l’atmosfera assorta sarebbero rimaste come dei dati peculiari di tutta la sua opera.

Accanto a questi tre artisti operarono a ferrara A. Savinio, fratello di de Chirico, e F. de Pisis, mentre seguirono a tratti suggestioni metafisiche anche in tempi successivi, pittori come M. Sironi, F. Casorati e (in tono minore) M. Tozzi, A. Donghi e A. Soldati.

 

Guglielmo Guidi

Storico d’arte.

 

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