Le caratteristiche essenziali dell’intelligenza alla base di una cultura non compartimentata

Il libro “Gödel, Escher, Bach: Un’Eterna Ghirlanda Brillante” di D. R. Hofstadter, pubblicato nel 1979, è un bellissimo e originale saggio dove si intrecciano le opere di Kurt Gödel, matematico e logico di origini austriache, di Maurits Cornelis Escher, incisore e grafico olandese e di Johann Sebastian Bach, musicista, e dove emerge la ricerca di un filo comune, di un meccanismo neurologico latente, che unisca le opere dell’uomo appartenenti a settori della vita che formalmente sono giudicati diversi tra di essi, come la logica, la grafica, e la musica, cioè come le idee, la manualità e il sentimento espresso dalla musica. Questa concezione non dimostra che la Cultura non può essere compartimentata? E che il nostro cervello funziona allo stesso modo sia quando si risolve un problema matematico o si scrive un romanzo o si dipinge un’opera d’arte? Non è il pensiero che guida la mano esperta?
Dell’unificazione della Cultura se ne è già discusso in questo stesso sito, precisamente nell’art. http://www.buongiornolatina.it/cultura-umanistica-e-scientifica-una-separazione-deleteria-per-la-conoscenza/, dove si evidenzia l’errore dell’idealismo gentiliano secondo il quale si è concepita una scuola in cui le materie sono divise in umanistiche e scientifiche, e per il quale “soltanto la cultura umanistica … [è] in grado di sviluppare le capacità cognitive fondamentali dell’individuo, mentre l’importanza della scienza nel mondo moderno… [è] ridotta ad aspetti pratici, tecnici, utilitari” (C. Fiorentini, E. Mazzoni, Introduzione, in Storicità e attualità della cultura scientifica e insegnamento delle scienze, Marietti-Manzuoli, Firenze,1986). Per l’idealismo gentiliano, infatti, “… ogni scienza è … empirica e dogmatica, perché presuppone di conoscere il conosciuto: appunto come Platone presupponeva allo spirito le idee, che sono pure l’oggetto del suo conoscere”. Tutto il contrario di ciò che è la scienza! La separazione della cultura umanistica da quella scientifica e lo squilibrio ponderato tra discipline umanistiche e discipline scientifiche (ne è un esempio il Liceo scientifico!) a vantaggio delle prime potrebbero essere stati alcuni dei tanti fattori che hanno contribuito al consolidato peggioramento del rendimento scolastico soprattutto nell’attuale era della multimedialità imperante e della tanto divulgata globalizzazione.
A parte questa premessa, Hofstadter nel suo saggio vuole evidenziare il fatto che, in ogni campo, l’intelligenza esplicitata nell’opera che ogni artista o scienziato costruisce, si basa su delle determinate caratteristiche essenziali che vengono di seguito elencate. Da esse ognuno, autonomamente, potrebbe trarre il grado della personale intelligenza: mostrarsi flessibile rispetto alle varie situazioni che si presentano, trarre benefici e miglioramenti da situazioni che si verificano casulamente, sapere interpretare il significato connesso a messaggi ambigui e contraddittori (come quelli dei politicvi attuali), riconoscere l’importanza relativa dei diversi elementi di una data situazione, individuare somiglianze tra diverse situazioni differenti tra di esse, cogliere distinzioni tra situazioni diverse nonostante le somiglianze che le uniscono, ricavare nuovi concetti da concetti vecchi e collegandoli in modi nuovi, e infine essere creativi, cioè produrre idee nuove.
Si pensi quanto ne ricaverebbe lo Stato Italiano se i nostri politici avessero queste caratteristiche o una parte di esse? E quanto sarebbe più civile la cittadinanza se fosse educata a possedere e ad esplicitare nella propria vita queste caratteristiche, alcune delle quali sono innate, mentre altre si potrebbero formare con il processo dialettico di apprendimento/insegnamento a scuola? Alcune di queste caratteristiche sicuramente sono innate, altre invece potrebbero scaturire da una buona formazione scolastica, in cui la didattica non dovrebbe trasferire solo le idee degli altri ma, a fortiori, dovrebbe far costruire agli studenti autonomamente le idee e i concetti. Come sempre, al lettore le sue debite conclusioni.
Francesco Giuliano

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