Le contaminazioni chimiche degli alimenti dovute ai pesticidi usati in agricoltura

105949994

 

 

di Francesco Giuliano

I prodotti alimentari provenienti dall’agricoltura, tra cui frutta e verdura, possono risultare contaminati dai residui dei cosiddetti “pesticidi” che vengono usati per combattere tutti quegli organismi che recano danno all’uomo e che si nutrono a sue spese. Infatti, il termine “pesticida” deriva dal termine inglese “pest” che indica appunto tali organismi.

Una miriade di prodotti chimici sono stati raggruppati in relazione all’organismo che con ciascuno di essi s’intende combattere. Così, tra i più usati, si hanno gli acaricidi (per gli aracnidi), gli insetticidi (per mosche, zanzare, ecc.), i rodenticidi (per rati, topi, ecc.), i limacidi (per le lumache, ecc.), gli erbicidi (per le erbe infestanti), gli anticrittogamici (per le muffe). Da ciò si comprende quanto grandi siano i vantaggi che questi prodotti abbiano apportato all’uomo nel passato, sia recente che lontano, e nel debellare malattie come la malaria o la febbre gialla e nel salvaguardare l’igiene domestica e personale, e il grande mezzo che hanno rappresentato nella lotta alla fame prevenendo la distruzione di grandi quantità di prodotti agricoli.

Tuttavia, dei “pesticidi” se n’è fatto un uso spropositato e sconsiderato a tal punto che oggi non c’è superficie della terra coltivata che non contenga tracce più o meno cospicue di tali prodotti. Ciò comporta dei rischi considerevoli per la salute perché molti di essi possiedono un’elevata tossicità nei confronti della specie umana e non solo. Oggi se ne fa un uso più contenuto in quanto la pratica agricola moderna è basata su sistemi e azioni razionali e consapevoli.

A questi rischi si aggiungono anche quelli relativi alla commercializzazione, alla detenzione e stoccaggio, e all’applicazione dei pesticidi ma soprattutto quelli relativi ai residui che rimangono, dopo la raccolta, nei prodotti agricoli destinati al consumo umano e che quindi si ritrovano sia negli alimenti sia freschi che conservati sia nelle bevande.

Queste considerazioni da qualche decennio stanno portando una parte degli agricoltori a “cambiare rotta” tendendo sempre di più verso la cosiddetta “coltivazione biologica”, in cui non si fa uso di nessuno dei succitati prodotti né di materiali che siano stati inquinati da essi come, ad esempio, il letame proveniente da animali che siano allevati con alimenti prodotti con l’uso di pesticidi. (parte prima)

Condividi articolo