Lettera al direttore: sul convegno al campo profughi Rossi Longhi 

  
Si è svolto recentemente a Latina un interessante convegno sul ruolo svolto in città dal campo profughi Rossi Longhi dal 1956 al 1989. Si è discusso, a mio avviso in maniera incompleta e non veritiera, sull’accoglienza riservata dai latinensi ai profughi, prima giuliani, dalmati, istriani e fiumani, poi provenienti da Egitto nel 1956, Tunisia nel 1964, Libia nel 1970. Quando, nel 1956, dopo i fatti di Ungheria, giunsero per anni molti dissidenti provenienti da paesi dell’Est europeo non furono certo ghettizzati. Il rapporto con la gente pontina per 33 anni è quasi sempre avvenuto con il massimo rispetto tra le parti. Latina rappresenta un esempio di civile e democratica convivenza tra donne e uomini giunti da ogni parte del mondo. Il Rossi Longhi ho ospitato anche indocinesi e – cosa poco conosciuta – dei dissidenti spagnoli che si opponeva alla dittatura di Francisco Franco. Una città da prendere ad esempio in un momento difficile come il nostro. L’intervento dello storico Emilio Drudi – persona dotta e stimata – non ha messo ma in evidenza i lati positivi del felice rapporto tra latina e campo profughi Rossi Longhi. La popolazione è stata esemplare, specialmente nei giorni festivi, offrendo calore e comprensione. I profughi hanno fatto crescere il capoluogo pontino sul piano economico e imprenditoriale, lavorando nei trasporti, costruzioni, agricoltura, commercio, senza essere sfruttati, eccetto rare eccezioni. Alcuni “ slavi” non si sono trovati bene in Canada, sono tornati a vivere nel Lazio per intraprendere con successo la professione di ingegnere, geometra, medico, insegnante. Noti atleti si sono distinti, in maglia nerazzurra, nel calcio, basket, volley, atletica leggera. Qualche episodio di violenza, furti generalizzati, non diminuiscono la portata di anni di crescita. Non possiamo dimenticare i volontari della Croce Rossa impegnati giorno e notte, i religiosi della chiesa dell’Immacolata che hanno offerto alloggio e pasti a centinaia di polacchi. Gli episodi di integrazione si contano a centinaia , denigrare Latina – città dell’accoglienza per eccellenza – è qualunquistico e privo di logica, uno stano modo di volere apparire senza una profonda conoscenza della città. Un vuoto culturale che sicuramente va colmato e occupato in modo serio e concreto.
Paolo Iannnuccelli- giornalista .

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