“L’intrepido alchimista” fa tappa all’Università La Sapienza di Roma

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Mercoledì 10 dicembre p.v., alle ore 15.30, il romanzo “L’intrepido alchimista” di Francesco Giuliano sarà presentato presso il Museo di Chimica “Primo Levi” del Polo Museale dell’Università “La Sapienza”, piazza A. Moro 5, Roma.
Avvieranno la presentazione il prof. Luigi Campanella, ex-Preside della Facoltà di Scienze MMFFNN e attuale Presidente del Polo Museale, e il prof. Mario Barteri, direttore del sopracitato Museo (http://www.chem.uniroma1.it/notizie/evento-al-museo-di-chimica-0) . Parlerà del romanzo il prof. Enzo Bonacci, la cui recensione è già stata pubblicata nel n.7 (ottobre 2014) del periodico della SCI (Società Chimica Italiana) “la Chimica e l’Industria”Web, e può essere letta scaricandola dal seguente link: https://www.soc.chim.it/sites/default/files/chimind/pdf/2014_7_3712_on.pdf.
Già diversi recensori hanno scritto del romanzo evidenziandone le diverse sfaccettature: “Un breve viaggio in un epoca umana oscura, ma che cova la voglia di scoprire la reale composizione della vita e conoscerne il senso … nel XVII secolo in Sicilia, lo studio dell’alchimia era considerata al pari della stregoneria e lasciata in mano a pochi frati che correvano il rischio dell’inquisizione se oltrepassavano il lecito. In un regno dominato da baroni, l’ignoranza della popolazione era assoggettata alla religione, alle sbagliate idee filosofiche sulla materia e alla repressione, dando il potere a pochi e la miseria a tanti.” (Stefano Bergamasco su http://www.aphorism.it/francesco_giuliano/libri/lintrepido_alchimista/);
“ … l’interesse verso questo poliedrico autore che spazia dalla chimica alla scienza alla filosofia alla poesia alla storia intesa spesso come passione sociologica; il fatto che sembrava si trattasse di un romanzo storico, appunto, per i quali vado pazzo – da citare al confronto tra gli altri non solo i Promessi Sposi, ma anche i più recenti Il Dolore perfetto di Ugo Riccarelli su una serie di vicende da fine ‘800 alla II guerra mondiale; Vita di Melania Mazzucco su una storia d’emigrazione o Canale Mussolini dell’altro illustre concittadino Antonio Pennacchi, rispetto ai quali il romanzo di Francesco ha poco da invidiare se non il Premio Strega, ai cui giurati evidentemente questo tipo di romanzo piace come a me, e che auguro anche a lui … L’autore infatti sin dal primo brano – l’incipit è fondamentale infatti per ogni buon libro e non è un caso che il suo accolga e attragga dentro di sé il lettore fin dai primi momenti – mi ha introdotto in un caleidoscopio di colori, suoni, immagini che si è ripetuto più volte nel libro, facendomi gustare appieno la Sicilia orientale … Il libro è infatti anche il racconto di un viaggio: non tanto in Sicilia e nella Francia del Sud, che sono così mirabilmente descritte, ma è soprattutto il viaggio di Francesco e del suo intrepido alchimista dentro se stesso, di scoperta come individuo – in un periodo in cui la maggior parte era genericamente massa, non molto diversamente da adesso – del come possiamo conoscerci e nello stesso tempo di come possiamo conoscere le cose intorno a noi, imparando pian piano – come appunto nell’infanzia della scienza moderna qual è il periodo storico che percorre Alonzo – a porci dei dubbi, delle domande di senso e di significato e iniziando così a dare le prime provvisorie – ma molto più probabili rispetto al medioevo – risposte a simili quesiti, con la progressiva trasformazione dell’alchimia di cui va a conoscere pian piano direttamente i segreti dai pochi suoi custodi in vero e proprio metodo scientifico, che darà poi vita alla scienza e alla chimica in particolare. …” (Maurizio Vaccaro, giornalista e docente di filosofia, nella presentazione del romanzo a Latina, il 21 novembre 2014 presso la Casa del Combattente);
“ … E così, una recensione di questo romanzo singolare, concepita dalla mente di uno storico dell’arte, non potrà che essere ‘viziata’ dal fascino inestinguibile di tale ambigua materia, che l’autore, chimico di formazione, apre e porge abilmente allo studio e all’interesse del lettore, svuotandola del famoso ‘trobar clus’, e, anzi, facendone intendere l’importanza ed i molteplici nessi con la scienza sorella della chimica, istruendo una serie di esemplificazioni tanto più allettanti quanto più d’immediata – apparente- comprensione.
Ma L’intrepido alchimista è, in qualche senso, romanzo anche inestinguibilmente proustiano: l’autore, siciliano si ammanta ad ogni riga di nostalgia di colori aromi brezze e paesaggi, finanche cataclismi, della sua bellissima terra, e quanto potrebbe sotto un tale aspetto quest’opera contribuire alla promozione paesaggistico-ambientale del territorio!
Colpisce lo storico dell’arte, infine, non meno della vena estetizzante di Francesco Giuliano, che non esclude tuttavia dettagli d’intensa sensualità, l’uso francamente desueto del linguaggio, già rinvenibile in romanzi anteriori, anche se profondamente diversi nel ritmo e nell’ambientazione, come Il cercatore di tramonti, ed è la stessa caratteristica che contraddistingue la produzione poetica del singolare autore. Si tratta di una scrittura “fisica”, visiva, tattile e sonora al contempo, che non teme l’allitterazione né l’abbondanza, così come il taglio repentino. … La ‘third culture’, quale connubio di umanesimo e scienza, è dichiarato filo conduttore della produzione letteraria di Francesco Giuliano, denominatore comune alla sua visione di un mondo dove l’uomo protagonista pensante e consapevole, faber del proprio destino e in armonia con l’ambiente, è ancora capace di sollevare lo sguardo e perdersi nell’incandescente rubedo alchemica del tramonto o dell’alba.” (Marcella Cossu, direttrice del Museo Manzù della Galleria Nazionale di Arte Moderna, Ardea, 29 novembre 2014);
“… il Museo Manzù si affacci e ospiti tutte le arti come la letteratura perché questo libro è sì un testo scritto frutto di un ingegno ma, secondo me, …. scolpisce come fosse una scultura tutti quelli che sono gli stati d’animo … il vivere ma anche il perdersi nell’ignoranza, nell’essere vile … l’invito al lettore, a me stesso mentre lo leggevo, di slegarsi da ogni vincolo umano, professionale, politico, sociale, e vivere la vita addentandola, a morsi, facendo della conoscenza la propria missione. Questo secondo me è quello che racchiude in una maniera comunicativa, profonda e artistica questo romanzo, che poi ci parla di filosofia, di alchimia in maniera molto piacevole, e poi anche della natura …. c’è l’incipit del romanzo che descrive un paesaggio facendolo vivere, gustare, e facendolo immergere proprio in questo: ‘… Quella mattina, una rada nebbia, simile a fuliggine, sovrastava i margini del fiume che, scorrendo tra gli esili fusti del canneto, silenzioso a tal punto da dare spazio al gracidare delle rane, mostrava avido desiderio di immettere le proprie acque, rese tiepide dalle già focose pendici etnee, nello ionico mare. I gabbiani, in movimento caotico nell’aria, garrivano sorvolando la spiaggia e planavano adagio sulle cerulee onde con l’augurio di beccare qualche pesce che galleggiava per godere di un po’ di luce. Il Mongibello, coperto in cima da una coppola di neve, mostrava il suo caratteristico pennacchio fumoso rivolto a oriente come se, quella mattina, volesse annunciare il punto esatto dove sorge il sole all’umana gente, la quale del suo tepore vive, gode e soffre. Intanto le piccole onde del mare accarezzavano dolcemente con un andirivieni incessante, a tratti irregolare, gli irti scogli lavici, su cui si ergeva ripido e inespugnabile il maniero, vigile dominatore delle limpide acque rubiconde. Appariva tetro il suo aspetto perché costruito con la nerastra pietra basaltica. …’ . Si incomincia così a leggere questo romanzo e si ha dinnanzi a sé un quadro …” . (da Fabrizio Giona, giornalista di “Il giornale di Latina”, Ardea, 29 novembre 2014).
Ne ha anche parlato “Il giornale di Latina” il 21 novembre 2014 con il titolo “Chimica e filosofia nel romanzo di Giuliano”, e il 29 novembre 2014, da cui si evince che “L’intrepido alchimista” è un romanzo “storico-alchemico” avvincente, oltre che fautore di un’interessante “terza via” quale innovativa proposta culturale nel panorama italiano. Un viaggio letterario, e quasi cinematografico, in una storia che narra … della voglia di conoscenza in un periodo in cui finire sotto il giogo dell’inquisizione era estremamente facile e pericoloso”. Ma ne ha scritto anche “Il quotidiano di Latina” del 21 novembre 2014 “… un’affascinante storia che narra di amori e di passioni … in grado di arricchire l’animo”.

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