Sotto il melo ti ho svegliata

stella-laudadioLa poesia raccoglie, custodisce, testimonia i battiti del tempo umano, “la calda fuggitiva onda del cuore” .                                                      Rainer Maria Rilke

Sotto il merlo ti ho svegliata (Editore Menna, Avellino) è il titolo (tratto dal Cantico dei Cantici) dell’ultima raccolta di poesie scritte con grazia ed eleganza da Stella Laudadio Celentano. Molto interessante e apprezzabile del volume è l’immagine della copertina che riproduce L’alba della vita di Gustav Klimt e dimostra il gusto e la bellezza di cui l’autrice è stata sempre una infaticabile assertrice.

Nella silloge, intensa di riflessioni, è rintracciabile una straordinaria ricchezza di temi vari e complessi. I temi principali della poesia di Stella riguardano il dolore, la sofferenza, lo sconforto, la tristezza dell’esistere, il pianto, la bellezza, la gioia interiore, la speranza, la luce che lascia intravvedere un infinito che non è fuori ma dentro di noi.

Uno dei temi ricorrenti della poesia di Stella è la donna, il mondo femminile, le donne della Shoah e le donne del silenzio, protagoniste assolute e figure centrali di riferimento. Leggendo il testo s’incontrano donne di Israele: la Samaritana, Eva, Maria la donna /che dona i natali/al Figlio dell’Uomo, ma anche figure femminili contrapposte come Rachele/Lia, Tamar/ Betsabea, Sara/Agar, Giuditta/Geacle. Non mancano le donne della storia tratteggiate nel loro profilo con chiare e brevi pennellate: Caterina da Siena la fanciulla universale/ bruciata di ardore; Chiara d’Assisi che coltivò fiori/nel libero cielo; Caterina Fieschi che a piccoli passi/percorse/ la via dell’Agnello; Maria Maddalena de’ Pazzi che di cose e passioni/canta la beatitudine; Euridice, donna di passione e la vergine Camilla, l’amazzone volsca con le sue gesta cantate da Virgilio.

La costellazione dell’universo femminile di Stella è ricolmo anche di celebri figure di donne come Hetty Hillesum che nell’orrido squallore di Westerbok/ fece fiorire/ un giardino d’amore, Edith Stein che da ebrea conobbe l’Altro e trasfigurò/in balsamo e frescura/ le piaghe di Auschwitz , Anna Frank che è cresciuta/senza invecchiare/ nel dolore e morte del secolo, Adriana Zarri che ha tradotto il nubilato/nella forma eremitica.

Nella silloge di Stella, oltre ai personaggi, vi sono inni a luoghi a lei molto cari: la Maiella rifugio di asceti e mistici/ dove/ la temporalità giace/ e il mondo si veste di esistenza;  le amate fontanelle d’Abruzzo, oppure località visitate come Fossanova,  descritta come un coro di navate/un inno di luce/ un organo d’argento, Recanati terra del sapiente Leopardi, sentore di suoni/ colori/voci, Bassiano nell’ombrosa quiete del Crocifisso. In alcune poesie si avverte il richiamo forte alle terre “vissute”, respirate come il mare di Ichnusa e le montagne dell’Abruzzo.

La poesia per Laudadio è «problema e non dogma, ingenua disponibilità, ridente apertura, protervia sfida…La poesia è il luogo della liricità che si rifugia nella solitudine e nel soliloquio come sicuro approdo alla violenza del tempo e della Storia». La sua poesia, oltre a dimostrare una profonda cultura religiosa e una spiccata preparazione biblica, manifesta un ripensamento profondo di figure bibliche che hanno rappresentato un crocevia di dolore e di morte, di smarrimento e di travaglio e di “luce buia”.

Il suo pensiero poetico, nella duplice dimensione spaziale e temporale, è rivolto anche a riflettere sulla nostra “società dell’incertezza” la cui spinta razionalistica spinge l’uomo, immerso nel villaggio globale, ad un ritorno al sacro, al Vangelo (bella notizia) di Cristo. Inoltre il suo sguardo poetico si posa, per descriverli, sui fenomeni di violenza sulle sterminate tragedie, sullo stalking e sui delitti delle donne.

Alcuni componimenti sembrano essere tavole dipinte perché fanno riferimento ai colori azzurri della sera e della notte, all’incomparabile luce dei volti, alla policromia della terra, al nero delle ali, al nimbo dei fiori, al rosso del sangue dei tori nell’arena, al biancore del risveglio, al verde dei boschi  La poesia di Stella in alcuni tratti si fa preghiera Tu, Signore/hai dipinto/l’orizzonte/ dei miei pensieri, oppure Signore/ fa che l’ultima luce /diventi nostra/di per-dono in per-dono/ di lacrima in lacrima…

Nella prima Sezione della silloge, Forte come l’amore, fin dal primo componimento si avverte il profumo del sacro, del religioso che caratterizza la poesia di Stella Laudadio intrisa di speranza, di un “oltre” senza tempo che sostiene il cammino dell’uomo.   Una traboccante spiritualità è possibile coglierla non solo nei numerosi riferimenti teologici folgorata/dall’Inno della Carità di Paolo, C’è un tempo per vivere e uno per morire, ma anche nei legami con la familiarità del linguaggio evangelico il pane del silenzio/ seme che gemina vita/ il tuo Getsemani/l’ansia d’eterno  la crocefissa pietà/ la croce che comunica il soffrire di Dio, il dono della vita.                                

 In alcune liriche di questa prima parte s’intravvede un’attenzione particolare alla natura, come manifestazione di Dio invocato: il pesco che ri-fiorisce, l’ulivo selvaggio, i fiori bagnati di rugiada, gli sprazzi di brina, gli stami e le corolle dell’hibiscus, il candore del gelsomino, i giardini di primavera, i gorgoglii di acque di fiumi, la gragnuola di gocce della nebbia, il respiro del vento, le stelle pronte a brillare, gli spruzzi di oceani…                  

Nella seconda Sezione, Gli intervalli del tempo, si possono ammirare componimenti lapidari che con pochi versi esprimono stati d’animo, sensazioni, emozioni provate, sentimenti, pensieri e passioni costituendo il caleidoscopico pentagramma su cui è possibile cogliere i segni caratteristici della poesia di Stella.                                            

Nella terza sezione, Il palazzo della memoria, la poesia di Stella si fa più intima, più raccolta con il ricorso ai residui di memorie,  ai ricordi di una infanzia dorata e allegra, agli amori giovanili, all’antica terra di Sardegna, al suo Campidano, ai teneri affetti familiari, del padre minatore che, nell’aprire pozzi e gallerie, scopre tesori nascosti: rocce – prismi – minerali, al nonno, uomo intagliato/dal passo del tempo, alla madre che ha lasciato segni indelebili nella sua vita, al fratello Pietro strappato agli affetti familiari dalla morte. I suoi ricordi di vita si estendono, oltre che alla terra natia, alle falde della Majella in Abruzzo,  anche ai luoghi frequentati e vissuti intensamente nelle diverse stagioni della vita.                                                                                                           

I versi di Stella, dove partecipazione e distacco, passione e consapevolezza, naturalezza e artificio appaiono equilibrati, sono caratterizzati da un lavorio di cesello linguistico e riconoscibili per alta qualità perché «impregnati di immagini» e ricchi di musicalità e di ritmo poetico. Alcuni versi (I loro piedi corrono sul selciato/Come dita sulle corde di un’arpa/…Le donne d’Israele/Provvide per natura/attente all’oltre… Le donne/esprimono/L’estasi celeste/ In sigillo a vivere/Il calice dell’essenza, madri aggrumate/ in antichissime pene) dimostrano una notevole e raffinata capacità tecnico-espressiva.

Il linguaggio poetico di Stella Laudadio, come scrive nella presentazione Luigi Zaccheo è «curato, raffinato, a volte aulico, nel solco della migliore tradizione della letteratura italiana», è ricco di neologismi, come azzurrescenza dei cieli screziati, la terrestrità sorpresa, morsura del tempo che rimandano ad echi di poeti letti e assimilati nel tempo, come Leopardi, D’Annunzio, Pascoli, Ungaretti, Caproni…

Molti riferimenti culturali di natura filosofica, letteraria, storica e teologica impreziosiscono il poetare di Stella, come la caverna di Platone, le dannunziane voci della sera, le sfide all’ignoto di Ulisse, le illuminazioni di Levinas, i cent’anni di solitudine di  Garcia Marquez,  la bianca magnolia di Garcia Lorca, il pianto di Zenone di Elea per gli arcobaleni perduti, la voce struggente di Giorgio Caproni, poeta della fine e del principio, la problematicità del tempo di Jaspers.

La musicalità della poesia di Stella Laudadio  è affidata al vento, alle tenaci corde del suo violino che dà vita a versi intrisi di melodie di parole ricercate che scorrono agevolmente lasciando una levità e un piacere sonoro nella mente e nel cuore del lettore.

Il mondo poetico di Stella, come scrive José Tolentino Mendonça, ci aiuta «a guardare alla vita in profondità. In tal modo, non solo ci consente di pervenire a una diagnosi del nostro mondo interiore, ma ci pone davanti alla sfida dell’autenticità, che non è mai uno stadio acquisito, bensì un’interminabile incombenza».

Antonio Polselli

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