“Non ha dato prova di serio ravvedimento”. Gli ebrei perseguitati nella provincia del duce.

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E’ stato presentato nell’Istituto Teodosio Rossi di Priverno nell’ambito della Giornata della Memoria, il nuovo libro di Drudi sugli ebrei in provincia di Latina . In apertura è stato proiettato un cortometraggio, dal titolo “Quando la musica spezza il filo spinato”, ispirato al diario di un superstite del lager di Theresienstadt, il campo-città dove i tedeschi conducevano le commissioni internazionali della Croce Rossa per “dimostrare” che la vita nei lager non era quella che si diceva e che non c’erano campi di sterminio. Il film è stato prodotto lo scorso anno dallo stesso istituto, su iniziativa delle professoresse Loretta Cardarelli e Paola Marroni, in collaborazione con il museo di Piana delle Orme.
Sono seguiti brevi interventi della preside, Anna Maria Bilancia, e dell’assessore provinciale alla cultura, Fabio Bianchi. Infine, la presentazione del libro. Drudi ha insistito in particolare su come la storia ci passi tutti i giorni “sotto casa”. Che la storia, in definitiva, siamo noi. E che la Shoah, dunque, non è un fatto remoto, nel tempo e nello “spazio”, ma è passata anche nelle nostre città, attraverso la persecuzione degli ebrei presenti nell’allora provincia di Littoria. Prima, con le leggi razziali e poi, dopo l’8 settembre, con la “caccia all’ebreo” condotta da nazisti e fascisti. Ovvero: “l’uccisione dei diritti” introdotta con le leggi antisemite (e prima ancora con le leggi di apartheid applicate nelle nostre colonie, dopo la conquista dell’Etiopia nel 1936) si è rivelata di fatto la preparazione della “uccisione delle persone” attuata dai nazisti e dalla repubblica di Salò di Mussolini. Le storie che Drudi racconta, evidenziano e danno volto e consistenza a tutto questo, calandole nella realtà locale e facendo notare, oltretutto, come, solo per caso e per una serie di circostanze fortunate, dei 40 e passa ebrei schedati o comunque perseguitati nella nostra zona nessuno sia stato ucciso. Una ragazza, arrestata a Littoria Scalo e finita ad Auschwitz, ha avuto la forza e la fortuna di ritornare, mentre cinque giovani arrestati a Sezze dai carabinieri italiani su delazione di spie italiane, sono riusciti fortunosamente ad evadere dal carcere di Latina, il 25 gennaio 1944, poco prima di essere tradotti a Fossoli e consegnati ai tedeschi e, dunque, ai campi di sterminio. IL volume sarà presentato al liceo Pedagogico Manzoni di latina lunedì alle 10.30

Tra il 1938 e i giorni della liberazione, alla fine di maggio del 1944, sono una quarantina gli ebrei schedati a Littoria e nella sua provincia in base alle leggi razziali. La loro storia non è mai stata raccontata. Quando si fa riferimento all’area pontina in quegli anni, prevalgono sempre temi come il prosciugamento della palude, l’appoderamento, la nascita delle città nuove. Vicende, oltre tutto, raccontate spesso prestando orecchio alla propaganda e alle nostalgie del regime. Poco emerge del fatto che in realtà l’Agro Pontino si è rivelato un laboratorio per creare il “nuovo italiano fascista”: l’italiano “rurale, procreatore e soldato” funzionale al nuovo ordine vagheggiato da Mussolini. Un “ordine” nel quale non c’era posto per gli ebrei. E’ stato automatico, così, cancellare immediatamente questi ebrei pontini dalla vita civile e sociale della “provincia del duce”. Anche quando magari erano arrivati da lontano, appena pochi anni prima, proprio attirati dal “mito” della bonifica e di Littoria. Sparsi in diversi centri, le leggi razziali li hanno isolati e ne hanno travolto l’esistenza, facendoli diventare di colpo “diversi” e relegandoli in un ghetto dove le mura e i cancelli erano i divieti e le discriminazioni, le proibizioni e le prepotenze continue. Unico barlume di speranza, in questo contesto tenebroso, qualche gesto di solidarietà individuale, dettato da amicizia e frequentazioni abituali, specie nei paesi dove la presenza degli ebrei era più antica.
Il libro racconta lo sconvolgimento a cui, a partire dal 1938, sono stati condannati, questi 40 tra uomini, donne e ragazzi, nel loro vivere quotidiano e poi, dopo l’8 settembre 1943, quando è cominciata la “caccia all’ebreo” da parte dei tedeschi e dei fascisti di Salò, i mesi passati alla macchia, ogni giorno con il terrore di essere scoperti, arrestati, destinati a morire nei campi di sterminio. Se nessuno di loro è stato assassinato è soltanto grazie all’aiuto di pochi amici fidati e a una serie di circostanze fortunate. Di ognuno viene seguita l’avventura personale anno dopo anno, con l’obiettivo però di fondere insieme le varie vicende e arrivare a un racconto corale. Capace magari di superare la realtà locale per diventare una storia tout-court della persecuzione degli ebrei in Italia.

Emilio Drudi, giornalista, già vice capo redattore della Cronaca di Roma del “Messaggero”, è autore di studi e pubblicazioni di storia locale. In particolare su Latina, l’Agro Pontino e le grandi bonifiche effettuate tra la fine degli anni 20 e gli anni 30 del secolo scorso. Appassionato di storia ebraica, con la Giuntina ha pubblicato nel 2012 “Un cammino lungo un anno. Gli ebrei salvati dal primo italiano Giusto tra le Nazioni”.

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