POLITICI ALL’ INFERNO & PURGATORIO di Giorgio Maulucci

“E adesso pover’uomo?” è un romanzo di Hans Fallada scritto nel 1932, agli albori del nazismo, la storia di un piccolo borghese e famiglia che si dibatte tra crescenti difficoltà economiche, occupazionali e sociali, preludio all’ascesa di Hitler. Che invitiamo a leggere o rileggere per le insospettabili analogie o parallelismi con la situazione attuale. Il nostro “pover’uomo” Renzi  ha stravinto e si dice disponibile a correggere gli errori commessi;  insiste ad esaltare il Job-Act che notoriamente è stato un fallimento. Non ha affatto risolto né la buona scuola né la vergogna dello sfruttamento degli indiani e consimili nel lavoro nei campi. E l’occupazione giovanile? Con tutte  le chiacchiere e fumosità varie in atto, i dubbi circa il futuro del PD –e del governo- perdurano. Ogni giorno ne spunta una nuova, ogni giorno è un tergiversare ed almanaccare che, davvero, non se ne può più. Se è vero che il Pd inteso come partito è l’unico residuato di una guerra perduta al quale,volere o no, è quasi d’obbligo aggrapparsi, è altrettanto vero che uno schiaffo abbiamo voluto darglielo saltando le primarie, in attesa di vedere brillare la mina. Un partito che ha dato di sé una delle più miserabili rappresentazioni, soprattutto, all’interno di esso rivelandosi il partito di Pulcinella o di Arlecchino servitore di due padroni. Ciò precisato, non v’è dubbio che constatato il comportamento politicamente dissoluto, delinquenziale e demenziale dei grilli, delle cornacchie ed anitre selvatiche (a scelta ), per questo bestiario null’altro può prevedersi se non una pena e relativa punizione secondo i canoni dell’Inferno dantesco, da destinarsi nei diversi cerchi, a partire dall’alto fino agli infimi. Chi avesse ascoltato quella faccia di bronzo (eufemismo) di Di Maio, dalla Annunziata (domenica scorsa), non può non convenire sulla protervia, sul vaniloquio e l’evasività del soggetto, molto ben rintuzzata dalla Lucia, sempre più brava nel non lasciar passare le stronzate, a differenza del Gruber che continua ad intrattenere da gran dama salottiera. A sentire quel Giovin Signore “del giorno” (vedi Parini), alla precisa domanda chi lui-loro sceglierebbero  tra la Le Pen e Macron lui-loro sceglierebbero, come d’abitudine eludendo la domanda e dall’alto della sua nullità, ha risposto che loro non  sono assimilabili a schieramento politico alcuno poiché, loro, sono gli unici a non essere né di destra né di sinistra, a non identificarsi in un partito etc. Insomma, sarebbero assomigliabili agli angeli neutrali, quelli che Dante espelle dal paradiso. Pertanto, aggiudicato l’Inferno a tutti i malfattori a cinque stelle cioè al de-grado più elevato di classificazione, c’è solo da decidere a quale zona dell’imbuto infernale relegarli: tra il cerchio VIII (Malebolge), dove si punisce la frode contro chi non si fida (simoniaci, barattieri, ipocriti, consiglieri fraudolenti, seminatori di discordie, falsari) e il cerchio IX –frode contro chi si fida (traditori della patria). Di Maio, cialiero e ciarlatano di bassa lega, supponente ed in concludente, lo  vedremmo bene tra i falsari. Tra i simoniaci vedremmo anche Travaglio. L’altra sera come tutte le sere, a 8 ½, assurdo, insostenibile nelle sue argomentazioni fuori centro, sempre pro grillini, tergiversante ed insultante. Comunque, onore al merito, non  paragonabile a Di Maio. Purtroppo lei, Lilì Perbèn, tutte le sere davanti a quel Travàl / ne fa un gran caval mirando/ l’audience ad innalzar i teleutenti/ istigando malgré tout a bestemmiar ! Ma di lui, del Renzi nuova maniera, “pover’uomo”, che ne facciamo? E del risorto PD? Nelle more, volentieri li destineremmo al Purgatorio, alcuni  tra gli spiriti Negligenti (antipurgatorio), altri nel IV cerchio tra gli Accidiosi;  lui, il Renzi, senza colpo ferire, nel  I girone, tra i Superbi. Quanto al periodo, dipende dai tempi  intercorrenti tra la promulgazione della legge elettorale e l’effetto della purga! L’impressione e il timore sono che la commedia, senz’altro diabolica e per niente divina, si profili ancora tra il comico e il grottesco. E Italia e Alitalia sapendo il Renzi in area purgatoriale o purgativa,  atteso che per lui “Il paradiso può attendere”(famoso film), neglette e sconsolate, le chiome scarmigliate, di lacrime le non più rosee gote  rigate (vedi Leopardi o Petrarca per credere!), van domandando per ogni dove: “E adesso pover’uomo”?!

 

ALL’ (AL)ITALIA

[…] Chi la ridusse a tale? E questo è peggio,/ Che di catene ha carche ambe le braccia;/ Sì che sparte le chiome e senza velo /Siede in terra negletta e sconsolata,/Nascondendo la faccia /Tra le ginocchia, e piange […] Chi di te parla e scrive,/Che, rimembrando il tuo passato e vanto,/Non dica: già fu grande, or non è quella? […] Chi ti tradì? qual arte o qual fatica / o qual tanta possanza /Valse a spogliarti il manto e l’auree bende?/ Come cadesti o quando / Da tanta altezza in così basso loco?/ Nessun pugna per te? Non ti difende/ Nessun de’ tuoi ?  (Leopardi)

Chi ha ridotto l’Italia nostra quale è lo sappiamo bene e così anche l’Alitalia. Da oltre dieci anni indecorosamente strapazzata e spupazzata da gestioni e governo di serie B che l’hanno ridotta ad una colossale illusione (“La grande illusione”, invece, era quella del film di Renoir).Incatenandola e riducendola con le pezze al sedere fino al punto di costringerla a schiantare a terra. Responsabilità vergognose. Tutti sanno e dicono che Alitalia è stata una grande compagnìa di bandiera, un vanto nazionale. Tutti oggi si chiedono come sia stato possibile ridurla così “negletta” e “chi l’ha tradita”. A parte i potenti e politici di turno anche i suoi dipendenti accecati dalla cosiddetta democrazia diretta o referendaria, che nulla ha a che fare con la vera e nobile democrazia. Insensati e convinti che lo Stato abbia il ruolo della caritas o di pantalone. Chi combatte per le sue sorti? Solo una vera e degna politica potrebbe farlo come sembra stia tentando di fare ma ,purtroppo, da lungo tempo oramai assente in questo anomalo paese. La politica è cosa complessa e per questo richiede onestà, certo, ma anche competenze, cultura e machiavellici coglioni. Sulla scena italiana, invece, pare si esibiscano prevalentemente evirati cantori. A Leopardi, invece, gli fumavano le colt! Scrisse la Canzone  “All’Italia” nel  1818, quando aveva poco più di 16 anni.

 

(gmaul)

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