Preghiera, umiltà e povertà in san Carlo da Sezze

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L’arte è un patrimonio di immagini, forme, stili e simboli che hanno formato nel corso della storia il nostro modo di vivere e sentire, la nostra identità.

Questo pensiero sull’arte sintetizza bene la mostra che Tommaso Brusca ha predisposto in tre momenti diversi a Roma, a Latina e a Sezze sulla figura di san Carlo da Sezze. La funzione dell’arte, in ogni epoca storica, è stata sempre quella di dire  l’indicibile e di cercare di rappresentare il senso dell’esistenza umana. «Le arti, l’arte pittorica in particolare, sono da sempre – ha scritto il teologo Enzo Bianchi –  strumento privilegiato per ritrovare gusti, sapori, saperi, visioni, suoni e silenzi, per giungere così a intravedere qualcosa dell’invisibile, e a intuire qualcosa dell’ineffabile».

Anche l’artista Tommaso Brusca ha cercato con il suo stile pittorico unico e inconfondibile di rappresentare l’atmosfera, le vicende umane in cui visse san Carlo, un personaggio storicamente lontano dal nostro tempo, un religioso dell’Ordine dei Frati Minori Riformati, nato a Sezze, in terra lepina, il 19 ottobre 1613 e sepolto a Roma nella chiesa di San Francesco a Ripa, nel noto quartiere di Trastevere, che il 12 aprile 1959 è stato dichiarato santo dal papa “buono”, Giovanni XXIII.

Con la sua arte pittorica, ancora una volta, Tommaso Brusca si fa “cantore” del mondo storico, culturale e religioso che lo circonda. Nel corso della sua lunga attività artistica Tommaso, con i suoi canoni estetici, costruiti con studio e impegno, e con la sua sensibilità ha composto con costanza quadri di argomento sacro. In questa ennesima occasione lo sguardo dell’artista privernate, ormai da molti anni residente a Sezze, si sofferma sulla figura di san Carlo, un Santo francescano riuscendo nel suo avvincente racconto pittorico, a coinvolgere i numerosi e attenti visitatori di questa mostra.

Attraverso dipinti realizzati con le varie tecniche pittoriche (sanguigna, carboncino, china, olio, seppia, matita, pastello, collage, acrilico ecc.) Tommaso rappresenta iconograficamente i momenti salienti della vita del Santo, arricchendo così l’immaginario collettivo dei devoti del santo. Una serie di disegni illustrano l’opera e i miracoli di san Carlo, compatrono della città lepina, molto venerato dalla popolazione setina per la sua instancabile attività a servizio del prossimo. Gli argomenti salienti della biografia del santo sono affrontati con precisione e con perizia e come si diceva, con una espressione ancora viva oggi, “a regola d’arte”.

Uno degli intenti della mostra di Tommaso è quello di tener viva la memoria del santo e noi pensiamo che questo obiettivo sia stato pienamente raggiunto perché l’artista privernate-setino non soltanto ha rispettato scrupolosamente la storicità biografica di  san Carlo, ma ha saputo interpretare, in piena libertà, con l’arte del disegno (fatta di linea, colore, forma, luce, ombre, superficie…),  il senso e il significato profondo della spiritualità del santo.

Parafrasando lo scrittore britannico Aldous Huxley possiamo affermare con  certezza che l’arte di Tommaso Brusca, con questa mostra itinerante di raffinata prestazione  artistica, può essere considerata «una delle cose messe in circolazione per colmare il vuoto lasciato nella mente dei popoli dal declino delle religioni».

Antonio Polselli

 

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