Rida Ambiente tende una mano a Roma: riparte il ritiro dell’indifferenziato Ma la Regione volta le spalle e non indica dove conferire gli scarti di lavorazione

Roma Capitale può tirare un piccolo sospiro di sollievo ma la crisi dei rifiuti, che ha tutta l’aria di non voler essere risolta, resta. Rida Ambiente, con una lettera inviata nel primo pomeriggio di oggi, mercoledì 29 novembre, ha infatti informato gli organi competenti che riprenderà da domani, 30 novembre, il conferimento dei rifiuti CER 200301 ma in misura massima di 60-150 tonnellate al giorno, secondo un programma settimanale che verrà comunicato ogni venerdì. Questo fino al 31 dicembre data di scadenza del contratto stipulato con Ama.

“Una scelta di buon senso che facciamo prima di tutto nel rispetto dei cittadini romani, che soffrono in prima persona di scelte politiche che noi continuiamo a non capire” il commento dell’amministratore di Rida Ambiente Fabio Altissimi.

I problemi irrisolti rimangono tanti. Prima di tutto, nonostante le numerose sollecitazioni dell’azienda, la Regione Lazio continua a non indicare a Rida Ambiente una discarica dove conferire gli scarti di lavorazione dell’impianto Tmb nonostante una pronuncia del Tar. “Questo non ci permette di ricevere le 500 tonnellate che il nostro impianto è in grado di ospitare oltre alle 1350 trattate attualmente, eppure la stessa Regione Lazio ha certificato, nella delibera 199 del 2016, la presenza di ingenti volumetrie esistenti nella discarica Pontina Ambiente”.

A risultare incongruente è anche la scelta di Ama, Roma Capitale e Regione Lazio, di non manifestare interesse per il rinnovo del contratto con Rida Ambiente sebbene questo vorrebbe dire conferire rifiuti a 128 € per tonnellata, con un risparmio di venti euro rispetto alla tariffa pagata dai cittadini per conferire nel tritovagliatore di Rocca Cencia e in altri impianti laziali (si veda ad esempio Saf a Frosinone e ed Ecologia Viterbo).

“Insomma sembra davvero che qualcuno questa emergenza rifiuti la voglia e che non ci sia la volontà di evitare un salasso per i cittadini – conclude Altissimi -. Leggiamo sugli organi di stampa che  sono allo studio progetti per trasferire fuori regione o addirittura fuori Paese i rifiuti romani, quando a pochi chilometri di distanza esiste un impianto di ultima generazione in grado di ospitare 500 tonnellate al giorno di rifiuti ma che non può operare a causa di un lassismo istituzionale che non rispetta nemmeno pronunce giurisprudenziali. Siamo coscienti che tendere una mano alla città di Roma in questo momento potrebbe esporci a una nuova ondata di controlli e ispezioni visto che il nostro operato dà evidentemente fastidio a qualcuno. Non li temiamo però: abbiamo dalla nostra pronunce giurisprudenziali e contratti che indicano come il nostro operare sia corretto e conforme a legge. Speriamo solo che le battaglie politiche smettano di essere combattute sulle spalle degli utenti”.

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