SACUMDI’ SACUMDA’                                                                  di Giorgio Maulucci

ITALIA, UN ABLATIVO ASSOLUTO
Ablativo, dal verbo latino aufero (part. pass./supino= ablatum) che vuol dire: mettere via, lasciar perdere, anche togliere, allontanare. Un paese, dunque, da lasciar perdere, togliere di mezzo poiché disfatto e distrutto. Vergognoso, indecoroso lo spettacolo di un PD distruttivo ed autodistruttivo (PD= PER-DUTO), di politici incompetenti ed inadempienti; di un governo ombra, sì, che comunque ci ripara ancora dal buio. Che dire delle nuove conferme alla Rai ? Ancora l’onnipotente Fazio? Domenica e lunedì, pane e companatico.Non se ne può più, lui gallo coglione, lei, compagna di litto (con la i ), gallina spennata a gamba tesa.Ho capito bene? 4 milioni di € all’anno? Cadauno o in due? Basta, pietà! Non li possiamo-vogliamo più vedere: Travaglio, un incubo, sempre più inquietante, insultante con quella voce liquefatta e strisciante, una nenia funerea. Formigli, Paragone, Giletti e tutta la combriccola: annientarli per sempre, con i politici. Ditemi quel che volete ma se proprio dovessi cavarne solo due dal mucchio, con un bel respiro, mi orienterei su Gentiloni e Martina, questo tanto carino, discreto ed educato -mica quel buzzurro di Salvini, Grillo e tutta la scempia compagnia-, simigliante a Tony Perkins, quello di “Psyco”. Gentiloni, invece, mi somiglia a Perry Mason, preciso. Renzi ? E adesso pover’uomo? Da ribattezzare Von Travolto (per assonanza con John Travolta) cioè mandato a…..e giusto quello gli rimane da vendersi. Che altro manca per definire questo paese il lavandino d’Europa oramai intasato che neanche i pompieri potranno più spurgare? Se fosse possibile (ma non lo è), l’unico cui affidarne il governo sarebbe il papa, statista di razza, che Gesù Signore avrebbe dovuto pensarci bene prima di destinarlo al pontificato, avrebbe dovuto cioè dare la precedenza all’Italia e non al Vaticano. D’ora in poi, a scuola, per spiegare l’ablativo assoluto, si ricorra all’esempio Italia: un paese lasciato andare (a farsi fottere), sciolto (altro significato del verbo) da ogni civile e plausibile contesto cioè squagliato e mai prosciolto. Amen. 

SENZA LIMITI

Un affettuoso pensiero rivolgo a Paolo Limiti, uno di quei signori della tv che non hanno mai abusato della onnipresenza onorando il proprio mestiere a misura di intelligenza ed arte. Una delle più belle canzoni da lui composte, a mio giudizio, è La voce del silenzio (poetica la traduzione italiana di “Bugiardo incosciente” di Juan Manuel Serrat). Della stramba, giullaresca “Sacumdì sacumdà” , di per sé un’inezia, era consapevole di doverne a Mina l’originalità nonché lo smalto e la impertinente malizia. Paolo Limiti davvero non aveva i limiti dei tantissimi cialtroni e millantatori di credito suoi colleghi.

 

.CLASSICO PER SEMPRE?

Lo avrete sentito, i licei classici sono in ripresa, un segno della sciagurata politica scolastica, soprattutto, della più sciagurata tra tutti i ministri della Istruzione, la famigerata Gelmini. Prima di lei, la Moratti ma almeno era una donna intelligente benché fallimentare come ministro, che peraltro cassò l’aggettivo “pubblica”: peccato, era tanto bello MPI ! Rubo la battuta all’immenso Giuseppe Verdi :” Torniamo all’antico e sarà un progresso”! Ho sempre dichiarato che Giovanni Gentile è stato un ministro eccellente, illuminato benché fascista, ci va benissimo trattandosi di scuola, una riforma a tutto tondo la sua nel senso di una buona scuola, di sicura distinzione rispetto a quella in estinzione. Aveva avuto l’occhio giusto nell’individuare nel liceo classico l’asse portante della cultura antica e moderna ovvero della giusta coniugazione di passato e presente. Un liceo “di classe”, non c erto classista. Oggi, mi pare, si torna a riconoscerne il merito circa la risorgente rivalutazione dei licei classici, almeno stando agli ultimi sondaggi. Che continuano ad essere formativi in senso lato. E’ comunque sbagliato surclassare gli istituti tecnici e professionali dove ho sempre deprecato l’assenza di una disciplina come la Storia dell’arte: è pensabile che un “tecnico”, pur se digiuno di latino e greco, di fronte ad un opera di Michelangelo -la Pietà- si farebbe una risata? Non credo. Mi trovai pienamente d’accordo con Eco quando, alcuni anni fa, polemizzò con un illustre non ricordo chi il quale sosteneva che, oramai, solo di liceo scientifico si debba ragionare: grande balla. Certo, anche un buon liceo scientifico è una garanzia ma il classico però….! Ad una condizione, vado sostenendo da anni: che sia aggiornato circa l’insegnamento del latino e greco. Per le quali discipline prevedrei l’adozione di testi bilingue, con traduzione a fronte assolutamente libera e altra dall’originale richiedendo agli allievi di individuare la corrispondenza letterale,ogni aspetto morfo-sintattico e stilistico etc. In tal modo, specie agli esami, si evidenzierebbe l’effettiva conoscenza della lingua. Nulla vieta di impegnare gli alunni, in parallelo, nella classica traduzione (dal latino) e versione (in latino) – ai miei tempi, i compiti in classe di latino prevedevano le due modalità e così pure agli esami di maturità-. Anni fa, in una riunione ministeriale dei presidi, proposi la cosa: si scandalizzarono tutti tranne qualche marziano come me. Ultimo anno, questo, della terza prova? Una liberazione. Avranno capito che è stata un’altra grande boiata ? Temiamo che non siano finite qui (le boiate). Eppure una nuova prova la introdurrei, la “prova del fuoco” o di Prometeo: il greco moderno.

                                                                                                                                  (gmaul)

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