SATRICUM SOTTO LE STELLE” l’evento che ha fatto brillare il firmamento di Latina

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Evento Satricum

 

 

 

 

Ieri sera era il dieci agosto, la notte di s. Lorenzo, e presso l’Acropoli di Satricum, a Borgo Le Ferriere di Latina si è tenuto un eccezionale evento, uno spettacolo unico nel suo genere e indimenticabile, ben ideato, “Satricum sotto le stelle”, organizzato dall’Associazione “Ecomuseo dell’Agro Pontino Nuova Mater Matuta” onlus, di cui è presidente la brillante e volitiva dott.ssa Antonella Desiree Pelusi. L’evento ha avuto inaspettatamente circa centosessanta spettatori che hanno gustato lo spettacolo dall’inizio sino alla fine appassionatamente e con meraviglia in quanto non si aspettavano cotanta bravura dei protagonisti e siffatta originalità. L’evento è nato dalla voglia di dare a Latina la storia di cui la città si merita e di cui è stata depauperata. Per questo un gruppo di persone, aderenti all’associazione Ecomuseo di cui sopra (A. Pelusi, M. La Rosa, Favoriti, ecc.), con la caparbietà e la determinazione che le contraddistingue hanno organizzato questo evento eccezionale, senza alcun sostegno economico da parte degli enti interessati, quali l’Assessorato alla Cultura di Latina, la Provincia di Latina e la Camera di commercio di Latina, i quali hanno concesso solo il patrocinio gratuito. Per questo bisogna dare grande merito a tutti quelli che vi hanno lavorato con grande convinzione e con la certezza che il sito verrà aperto al pubblico prossimamente. “Il Sindaco di Latina Giovanni Di Giorgi”, infatti, il 27 luglio scorso, “alla presenza del Sovrintendente per i Beni Culturali, Francesco Di Mario, dei dirigenti comunali, tra cui la responsabile del Servizio Patrimonio, Elena Lusena, ha consegnato in comodato d’uso gratuito alla Universiteit Van Amsterdam i locali di proprietà comunale presso l’ex scuola elementare sita nella località Le Ferriere in Borgo Montello. Presente la direttrice del gruppo di archeologi olandesi, che da più di trenta anni lavora sul sito, la dott.ssa Marijke Gnade, insieme a una quindicina di studenti olandesi” ( v.  http://www.buongiornolatina.it/satricum-arrivera-il-museo-che-parlera-olandese/). Tutto questo lascia ben sperare ma bisogna passare dalle promesse alla concretezza in tempi rapidi perché l’apertura sia del Museo che del Sito archeologico di Satricum al pubblico potrebbe dare grande lustro alla città di Latina senza sottovalutare il beneficio economico che la città potrebbe trarne. Al tempo stesso, con una divulgazione adeguata concernente la conoscenza intima e profonda sia del territorio pontino che della sua storia antica più che millenaria, gli abitanti di Latina potrebbero vantarsi di abitarvi e con grande orgoglio ciascuno potrebbe affermare “Io sono latinense”. In definitiva, ogni cittadino acquisirebbe quell’“anima” che deriva dal possesso del senso di appartenenza. Basterebbe ritenere che Latina non ha una storia breve (quest’anno è  l’81° anniversario della sua fondazione recente), ma un passato, antico di millenni, e Satricum ne è la prova.

 

Satricum ha una ricca storia antica che affonda le sue radici nel VII secolo a.C.  e che ha “avuto una grande fioritura nel VII e VI secolo a.C., quando era una città grande e ricca…” (B. Heldring – Satricum- una città del Lazio). È la città italica di Satricum risalente al IX secolo a.C. fondata dagli abitanti autoctoni del territorio i Latini.

I suoi resti archeologici si trovano in località borgo Le Ferriere, a pochi chilometri da Latina. Essa originariamente – come ha riferito il prof. Michelangelo La Rosa – era chiamata Pometia (cfr. Tito Livio, storico romano vissuto tra il 59 a.C. e il 17 d.C.), da cui è derivato poi il nome del territorio che oggi è chiamato Agro pontino (da Ager pometinus). La scoperta avvenne casualmente prima dell’ultima bonifica della palude pontina (iniziata nel 1924), esattamente il 24 gennaio del 1896 grazie ad un archeologo francese.

Satricum era ubicata sul fiume Astura che in quel tempo era navigabile fino al mare,  aveva rapporti commerciali, soprattutto di traffico del vino, con diversi paesi del bacino mediterraneo, Marsiglia, Cartagine, Grecia, Spagna, Egitto, e ciò l’aveva resa grande e opulenta. Questa città, oggi, dovrebbe essere considerata la “Latina antica” o “Latina vetera” con una storia di oltre 2600 anni, perché basava la sua prosperità sullo stesso territorio – il Latium vetus cha va dal Tevere al promontorio del Circeo  – su cui oggi gravitano gli interessi economici e commerciali della città di Latina moderna. Ciò darebbe ai latinensi un’identità storica peculiare e i loro governanti dovrebbero favorire l’acquisizione di questa convinzione anche per la grande eco nazionale e internazionale non solo economica che ne potrebbe derivare. Conoscere la storia dove affondano le radici di un popolo dà a questo forza, quella forza del passato che incide sull’identità di un popolo come recita Dante Alighieri nel XXIII canto del Paradiso  Quivi è la sapienza, e la possanza, ch’aprì le strade tra ‘l cielo, e la terra” o come si evince dal romanzo “I sassi di Kasmenai” (ed. Il foglio, 2008) o così come ha fatto declamare  Pasolini nell’episodio “La ricotta” del film RoGoPaG (acrostico di Rossellini, Godard, Pasolini e Gregoretti) (1963):“Io sono una forza del Passato./  Solo nella tradizione è il mio amore./  Vengo dai ruderi, dalle Chiese,/ dalle pale d’altare, dai borghi/ dimenticati sugli Appennini o le Prealpi,/  dove sono vissuti i fratelli./  Giro per la Tuscolana come un pazzo,/ per l’Appia come un cane senza padrone./  O guardo i crepuscoli, le mattine/su Roma, sulla Ciociaria, sul mondo,/  come i primi atti della Dopostoria,/  cui io sussisto, per privilegio d’anagrafe,/  dall’orlo estremo di qualche età/ sepolta. Mostruoso è chi è nato/  dalle viscere di una donna morta./  E io, feto adulto, mi aggiro/  più moderno d’ogni moderno/  a cercare i fratelli che non sono più”.

Riempie di orgoglio sapere che Satricum fu fondata dal popolo italico dei Latini, i quali a loro volta (al di là delle origini mitiche descritte da Tito Livio nella sua opera “Ab urbe condita”) fondarono Roma, e la cui lingua – il “Latino  e il relativo alfabeto” – come ha riferito ancora il prof. Michelangelo La Rosa – si sono diffuse in tutto il mondo tant’è che il francese, lo spagnolo soprattutto, il portoghese, il rumeno oltre all’italiano, sono lingue neolatine parlate dalla maggior parte dei popoli della Terra. Ciò sta a significare quanto grande sia stato l’impulso del Latium vetus e dei Latini alla storia e allo sviluppo della civiltà dei popoli della Terra. Un grande Territorio, un grande Popolo dunque. E di questo i Latinensi dovrebbero essere orgogliosi. A Satricum vi si trovano i resti del Tempio di Mater Matuta (da cui deriva il nome mattino come ha riferito sempre il prof. La Rosa), la dea italica dell’alba e dell’aurora, di cui ne parla il poeta latino Lucrezio Caro (poeta e filosofo epicureo di Pompei, vissuto nel I sec. a.C.) nel “De rerum natura”: “Così ad un’ora fissa Matuta soffonde con la luce rosea/ dell’aurora le rive dell’etere e spande la luce”, ma ne tratta anche il poeta Vincenzo Monti nel suo poemetto “Feroniade” (1784), scritto nel momento dell’avvio dei lavori di bonifica delle paludi pontine intrapresi dal papa Pio VI: “Tra la ferocia del possente Astura,/ l’opima Mucamite, e l’alta Ulubra,/ e la vetusta Satrico, a cui nulla/ il nume valse della dia Matuta./ E per  te cadde, strepitoso Ufente,/ Pomezia, la più ricca e la più bella”. (per un approfondimento di quanto detto ci si piò collegare a questo link http://www.buongiornolatina.it/latina-vetera-e-la-sua-storia-nellagro-pontino/ ). E più recentemente (1979) ne ha parlato, anzie ne ha scritto, lo scrittore Stanislao Nievo nel suo bel romanzo “Aurora”(ed. Mondadori, 1979) che racconta (pagg. 40-41) come si trovavano originariamente i resti archeologici, coperti da rovi e quindi irraggiungibili: “Davanti ai suoi piedi, soffocata dai rovi, si allungava una fila di massi squadrati, gialli. In un punto i sassi salivano a muraglia scomparendo nella vegetazione. Provò a raggiungerli ma le spine gli si conficcarono nella pelle, feroci. Guardò le pietre ai suoi piedi. Seguivano un ordine preciso. C’era in esse lo sforzo di un animale che cercava di sollevarsi dal suolo che lo chiudeva. Tentò di guardare meglio ma il roveto, fitto, non glielo permise.. Chiuso da ogni lato tornò ad alzare il viso. Lo stormo di uccelli in alto strideva lamentosamente”.

Lo spettacolo è stato allietato dalla declamazione di poesie e di brani dedicati all’Aurora, recitati brillantemente dall’attore teatrale Matteo Lombardi e dalla giornalista Emanuela Gasbarroni.  E, poi, dalle magnifiche danze (grazie alla scuola di danza Danzarte diretta da Margherita Catone) dedicate a Mater Matuta in un atmosfera surreale e dalla musica  emessa dal flauto suonato dal maestro Maurizio Bignardelli del Conservatorio “O. Respighi” di Latina. Per finire, come una ciliegina sulla torta, il prof. Enzo Bonacci  con la sua chiarezza espositiva e la sua eccezionale competenza (già direttore del Planetario del Liceo Scientifico Grassi di Latina) ha fatto osservare al folto pubblico il cielo con le sue costellazioni alla moda dei Latini.

Grande merito dunque agli organizzatori di questo evento tra cui, senza togliere niente agli altri, la dott.ssa Antonella Desiree Pelusi, il prof. Michelangelo La Rosa e la prof.ssa Marijke Gnade.

 

Francesco Giuliano

 

 

 

 

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