SE LA COSTITUZIONE DIVENTA UN OSSIMORO                                                          di Giorgio Maulucci 

L’altra mattina, nella sala De Pasquale del Comune, si è svolto il primo incontro voluto da Sindaco sul Bene Comune. Ero tra i relatori in sostituzione di Vittorio Cotesta,impossibilitato ad esser presente per cause di forza maggiore, delegato dal gruppo di lavoro (esterno: A.Polselli, R.Caputo, M.Ciccarelli, V. Cotesta, G.Maulucci), presieduto dall’assessore alla cultura Di Muro per l’elaborazione di una proposta/progetto circa la visione e delineazione della identità culturale della città per il futuro. Sapevamo delle simpatie o condivisione del sindaco per/della sponda-fronda napoletana di De Magistris in merito alla quale il gruppo aveva espresso delle riserve. Comunque, ho avuto il piacere di ascoltare dei buoni e sensati interventi (Ermete Realacci, Massimiliano Smeriglio, entrambi della Regione), Antonio Fabrizio (fondatore di Teck Star Tup City), costruttivi, per nulla propagandistici, concretamente politici, soprattutto, circa la questione culturale, di riflesso, anche teatrale. Divertente l’intervento di Giorgia Bassano, Attivista società sportiva “Calcio dilettanti”, un personaggio tra la “figlia della sora Augusta quella maritata Cecioni” (vedi Franca Valeri) e la Giorgia Meloni. Accattivante e, buon per lei, in buona fede nel suo essere popolare e “popolana”, ha finito col fare un comizietto tra il parrocchiale e il volemose “bene comune”. Una spavalda Madame sans gene da fare invidia a Coletta, fin troppo discreto e cauto. Tanto è vero che, al termine, gli ho detto che aveva avuto la fortuna di incontrare la Fata Turchina che, col suo intervento, aveva dato le dritte su come usare la bacchetta magica: nun ce so i soldi ‘mbé ? Famo da noi, noi famo tutto, mica stiamo ad aspettà che arriva l’assessore o il commendatore! Il pallone? Ma che ve credete, noi ai ragazzini ie famo capì che per diventare campione, devi partì dalla testa mica dai piedi”! Potete immaginate, applausi a scena aperta come a dire: il popolo al potere. Non mi ha fatto ridere, invece, Paolo Maddalena, vice presidente emerito della Corte Costituzionale che ha snocciolato a memoria alcuni articoli fondamentali della Costituzione -ci mancherebbe- sbandierandoli come armi acuminate del popolo per tagliare le teste di chicchessia. Arrivato in ritardo (calcolato o no), invertito l’ordine degli interventi (moderatore, il capo di gabinetto V. Abbruzzino), è stato lui a concludere nei termini di un vero proclama o di un’arringa,tra Savonarola e il Sovrano assoluto (a nostro giudizio, poco illuminato) azzerando tutti i politici, da Prodi in poi, tutti delinquenti e lestofanti (mi pare, però, che Grillo non l’abbia nominato), meno che mai Gentiloni (non sono affatto d’accordo, per me l’unico che ancora, in extremis, salverei), tutti “traditori della patria”, “nemici del popolo”. Assolutamente sovrano secondo il dettato costituzionale,quindi, se tanto dà tanto, dotato del potere di autogovernarsi, roba che neanche Marx a proposito della dittatura del proletariato. L’Italia è stata svenduta allo straniero, alle banche, a Confindustria e quanti ne vogliamo e sappiamo di cui siamo ostaggio, pertanto, torniamo all’antico (ognuno deduca l’epoca). Si è dichiarato entusiasta dell’incontro al Brancaccio di Roma, trionfalmente propagandato nel suo intervento ad effetto ( “2000 persone e tanti rimasti fuori”!), dal sapore di un comizio stile Meine Konstitution, inneggiando alla Nazione pur dicendosi sommessamente europeista. Che la nostra Rivoluzione sia sempre stata una delle più innovative e rivoluzionarie è un dato di fatto; che potesse essere “sovversiva” non c’ero arrivato. Ho avuta l’impressione, infatti, di una forzata strumentalizzazione di essa in chiave assolutamente populistica, in stile nazionalistico. La platea lo ha osannato, personalmente l’ho sopportato meravigliandomi di tanta patriottica baldanza. Avrei sperato in una replica da parte del pubblico per chiedergli almeno se grandi, storiche democrazie tra cui l’Inghilterra siano state governate dal popolo sovrano anche se ignorante. Purtroppo, non c’è stato il tempo. Ho avuto la conferma che se questa è la linea del neo movimento capeggiato da De Magistris (Maddalena è un adepto), no grazie. Se questa è la copia dei movimenti venuti dal basso e dei tribuni del popolo, Cola di Rienzo, Masaniello, Grillo fa lo stesso, no grazie. Tra loro (stando al tribuno costituzionalista) e i grillini c’è solo una differenza di suono: quelli stordiscono con un canto ripetitivo ed ossessivo, questi con l’oppio di una Costituzione a tout bon faire. Non so Coletta come la intenda. Fossi in lui mi documenterei a dovere sul concetto di sovranità popolare. Prenderei senz’altro l’esempio dal grande Stefano Rodotà, da oggi compianto e rimpianto, lui sì da salvare tra tutti, prima, durante e dopo. Che Dio gli tributi la gloria che una politica malsana e scellerata gli ha negata. E i politici d’accatto di cui è infestata l’Italia prendano da lui l’esempio: si mettano a studiare, finalmente.
                                                                                                                (gmaul)

 

 

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