Sicilia amara ma docet!

L’affanno, con cui i commentatori cercano di ricavare dalla vicenda siciliana il responso anticipato delle elezioni nazionali, naturalmente ciascuno secondo i più o meno consapevoli auspici, non impedisce di segnalare dei dati che a me paiono oggettivi e condivisibili. Il primo in assoluto è quello dell’aumento dell’astensione che ha colpito in primo luogo le forze che aspiravano a rappresentare il nuovo proprio per il recupero degli astensionisti. Il più colpito dalla crescita dell’astensionismo è stato certamente il M5stelle che ottiene una straordinaria crescita di consensi ma non tale da battere un redivivo centrodestra. Queste vittorie parziali dei grillini fanno pensare che più dei loro meriti sono i demeriti altrui ad avvantaggiarli e manca quel qualcosa in più che fa vincere le battaglie per il governo. Ed in un panorama parcellizzato con una deriva proporzionalista di ciascuno contro tutti e poi si vedrà, la conventio ad autoexcludendum grillina mina alle fondamenta la pretesa di autosufficienza che è ormai il banco di prova dell’unità stessa del M5stelle. Nessuno, rispetto alle motivazioni addotte da Di Maio per sfilarsi dal confronto da lui proposto a Renzi, ha sottolineato il motivo profondo di questo defilarsi, la consapevolezza di essere il capro espiatorio designato per registrare il fallimento di un isolamento frutto di un contenitore che nella protesta ha beneficiato di tutto e del suo contrario e che prima o poi sarà costretto a scegliere ed a pagarne i prezzi non esclusa la scissione. Sul piano di coloro che puntavano ad attingere all’astensionismo dopo i pentastellati l’ambizione più conclamata è stata quella della sinistra unita con l’apporto degli scissionisti del MDP. Il risultato elettorale è stato pressappoco quello delle precedenti regionali senza l’apporto del MDP, la cui irrilevanza è risultata più penosa per aver accreditato presso la stampa ostile al PD di poter risultare la terza forza dopo i grillini ed il centrodestra. Il PD ha perso come da tutti previsto dopo il fallimento della gestione Crocetta pagando il giusto prezzo di una cattiva conduzione della cosa pubblica sempre più ingovernabile. Giova ricordare che Crocetta aveva beneficiato della divisione della destra che ricomposta è tornata a vincere anche se con delle mine a bordo, quelle degli impresentabili, che possono provocare deflagrazioni. In Sicilia in realtà si è consumata la celebrazione delle primarie specie nel centrodestra con un irrilevanza della linea Salvini a rimorchio della Meloni e con la riconferma dei moderati che troveranno maggiori sponde nella Lega dei governatori lombardo veneti, non a caso referendari per difendere i loro feudi e l’autonomia da Salvini giudicato avventuroso al punto di mettere in conto l’incontro-stampella con i grillini e conseguente suicida rottura con Berlusconi. Non è un caso che Renzi appaia così arrendevole come mai prima ad un’apertura a tutto campo dal centro alla sinistra. Inizia la gara del cerino acceso per dimostrare alla base che la responsabilità del mancato accordo è dipeso dagli altri e fare appello al patriottismo del centrosinistra contro chi favorisce la vittoria, nell’ordine dopo la Sicilia,del centro destra o dei grillini. Siamo in realtà alla sopravvivenza delle oligarchie di partito attraverso una legge elettorale che riaffida a loro, vechie o giovani che siano, la designazione della maggioranza dei parlamentari per avere il loro pacchetto di mischia nei nuovi equilibrismi più che equilibri postelettorali.

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