Siria, le conseguenze dell’attacco degli Stati Uniti: cosa può succedere, la possibilità di una Grande Guerra

In Siria, come in tutto il Medioriente, la guerra sai come inizia ma non sai come va a finire. E qualsiasi azione militare, sia essa “mirata” o “circoscritta”, poi così non lo è mai. In un articolo sul Corriere della Sera Guido Olimpio spiega quali scenari si aprono e come è la situazione in questo momentoPartiamo dai centri usati dal regime per lo sviluppo delle armi chimiche. In base agli accordi internazionali non avrebbero più dovuto esserci. “Una finzione accettata per convenzione e per la necessità di chiudere un momento di grande tensione”, scrive Olimpio. Da notare anche che il raid di Donald Trump, “è un piccolo show di guerra”, “nulla di risolutivo. I russi hanno sostenuto di non aver attivato i loro sistemi anti missile lasciando il compito alle forze locali, un chiaro messaggio per dire che non c’è stato confronto diretto mentre gli alleati hanno ripetuto di aver avvisato Mosca (il comando Usa invece nega). Segnali per evitare che si arrivi ad altro”. E non va poi dimenticato che Israele in questi anni ha più volte attaccato la Siria, “un lavoro continuo che deve servire nel caso di un’operazione in grande stile”.

Ci sono poi le prove severe che “attendono lo scacchiere”, in Siria e in Iraq “sono accorsi migliaia di volontari jihadisti sunniti, così come ci sono migliaia di jihadisti sciiti” e l’Iran si sta espandendo in Siria, £gestisce sue basi – come T4, in condominio con i russi -, Israele e gli Usa sono determinati a fermarlo. Saranno queste le prossime mosse da seguire”. Il quotidiano Haaretz ha sottolineato che le superpotenze spesso “concordano certi scontri” ma c’è sempre una variabile rappresentata dagli attori locali che possono far saltare il piano ideato a tavolino. “A volte può bastare anche un singolo gesto di un singolo individuo per innescare una catena globale”.

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