Una pulce nell’orecchio

In ossequio alla legge quadro sulle Aree Protette (n°394/1991), la Comunità del Parco (costituita dai rappresentanti dei hComuni del Parco oltre che della Regione e Provincia) ha l’obbligo di elaborare il Piano Pluriennale Economico e Sociale (PPES) “al fine di promuovere le iniziative atte a favorire lo sviluppo economico e sociale delle collettività eventualmente residenti all’interno del parco e dei territori adiacenti”.Nel Piano del Parco sono stati individuati interessanti “indirizzi ed azioni per le attività economiche sostenibili” sottolineando però che la materia è di competenza della Comunità.
Il P.P.E.S., costituisce pertanto un completamento, di carattere operativo, della pianificazione dell’Area Protetta che assume importanza fondamentale in quanto, in armonia con il P.d.P, deve essere mirato alla valorizzazione delle risorse del territorio secondo le vocazioni e potenzialità dello stesso, individuando le aree da destinare alla crescita economica anche all’esterno del comprensorio dell’area protetta.
L’elaborazione di tale strumento, in un territorio in cui molte opportunità di sviluppo sono ancora sottoutilizzate, richiede esperienza, sensibilità, spirito di innovazione e idee. Il P.P.E.S. deve poter rappresentare un salto di qualità nelle strategie di sviluppo, indurre sinergie, stimolare gli operatori economici a dare il meglio di se stessi, fornire ai giovani credibili prospettive perché acquisiscano la percezione di poter diventare protagonisti di una svolta reale circa l’avvenire delle comunità locali.
L’ideale sarebbe un concorso d’idee chiamando a partecipare sia le Università interessate sia studi professionali di riconosciuta qualità ed esperienza.
Sarà fondamentale che siano direttamente coinvolti, già a partire dalla fase di impostazione preliminare del P.P.E.S., le categorie interessate, le forze politiche e sindacali, i cittadini e i turisti, gli uomini di cultura che frequentano il territorio, e tutti coloro che sono animati da volontà di operare per la difesa dei luoghi e per uno sviluppo che non sia a spese del patrimonio ambientale e culturale esistente. La partecipazione dovrà essere stimolata attraverso momenti di informazione e di formazione che la Comunità del Parco dovrà favorire organizzando seminari, incontri dibattiti. Il P.P.E.S. non dovrà essere né un libro dei sogni né uno strumento di programmazione avulso dalle attese dei cittadini, bensì un “Piano strategico in grado di indicare a tutti gli attori in gioco la prospettiva verso la quale si vuole andare e rendere comprensibili le singole azioni che nel tempo si devono realizzare”.
E’ necessario però che non si perda ulteriore tempo. Sono passati molti anni da quando il C.D. dell’ente Parco ha approvato lo schema di Piano del Parco. A quest’oggi Il P.P.E.S. avrebbe potuto già essere sottoposto al dibattito pubblico.
 
 
PROPOSTA
 
Visto che il P.P.E.S. è più volte richiamato nel P.d.P., il testo di cui sopra potrebbe essere aggiunto, come nuovo paragrafo, alla Relazione Generale nella parte finale del TOMO III.
In subordine le considerazioni di cui sopra possono diventare una garbata sollecitazione alla Comunità del Parco affinché si attivi con solerzia e determinazione. E’ necessario evitare che si perda ulteriore tempo.
 

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