Via Poma considerazioni del criminologo lavorino

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INQUIRENTI: UN PO’ D’UMILTA’ ORA PER PRENDERE L’ASSASINO
Come dico da anni Raniero Busco non c’entra nulla con l’omicidio di Simonetta Cesaroni: è stato l’ultimo svarione congetturale-investigativo-logico dell’inchiesta: una serie di strafalcioni iniziati con NON avere preso le temperature cadaveriche ed ambientali, continuata col non accorgersi che l’assassino ha colpito diverse volte la vittima con la mano sinistra e protrattasi con altre “prodezze”.
Nel 1993 scrissi che il sangue sul telefono era dell’assassino, sangue gruppo A dqalfa4/4, mentre il PM dell’epoca si era abbarbicato sull’apoditticità che fosse sangue gruppo 0, quindi di Simonetta Cesaroni. La sentenza della Corte d’Appello mi ha dato ragione, la Cassazione non ha smentito il mio enunciato.
Scrissi anche che l’assassino era un soggetto mancino, un territoriale, da ricercare fra il portierato e l’ufficio dove lavorava Simonetta.
Poi ho indicato che il soggetto che ha cancellato le tracce e messo a posto la scena del delitto era a conoscenza che il tagliacarte arma del delitto apparteneva alla scrivania della dipendente Maria Luisa Sibilia, ma che non sapeva che alle ore 11 quel tagliacarte era stato smarrito tanto che la Sibilia lo aveva cercato.. quindi …
Ho anche scritto che il corpetto di pizzo è stato poggiato e disposto sul ventre di Simonetta non dall’assassino, ma da chi lo ha aiutato a fare le pulizie. Un atto di pietas, di negazione psichica, di accomodamento.
Ed ancora: omicidio per rifiuto, rabbia distruttiva, il tutto per sanare una terribile ferita narcisistica; omicidio iniziato con uno schiaffo circolare alla tempia destra di Simonetta sferrato proprio con la mano sinistra, continuato punendo istintivamente le quattro zone del corpo della vittima: volto=bellezza; gola e petto=vita; ventre=maternità; pube=sessualità.
Inganno strutturale, errore di presupposto, cronologie analizzare e interpretare!
Consiglio agli Inquirenti di andare a guardarsi – con mente fredda, analitica, priva di emozioni e coinvolgimenti personali, di casta e ideologici – quanto ho scritto sul delitto di Via Poma e sul profilo dell’assassino e la questione del sangue sul telefono: bastano solo un po’ d’umiltà e la volontà di risolvere il caso per motivi istituzionali ed etici.
Consiglio ai “Giornalisti Investigativi di smetterla di accodarsi alle ipotesi degli Inquirenti e di ragionare con la propria materia grigia senza pensare al “pezzo”, ma a districare il groviglio dell’enigma.

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